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A SCUOLA PER NON SENTIRSI SOLI
30/06/2009
SCHEDA PROGETTO PER L’IMPIEGO DI VOLONTARI IN SERVIZIO CIVILE IN ITALIA ENTE 1) Ente proponente il progetto: PROGETTO IN COPROGETTAZIONE ENTE CAPOFILA Comune di Avetrana Via Vittorio Emanuele, 23 Tel 099 9704337 Fax 099 0704336 www.comune.avetrana.ta.it comuneavetrana@libero.it Enti Partecipanti NZ03799 Comune di Manduria Piazza Garibaldi, 21 Tel. 099 9702405 – Fax 099 9702207 www.comune.manduria.ta.it sindacomanduria@libero.it NZ04288 Comune di Erchie Via Santa Croce, 1 – Tel. 0831 768326 - Fax 0831 768399 www.comune.erchie.br.it servizisociali@comune.erchie.br.tit 2) Codice di accreditamento: 3) Albo e classe di iscrizione: CARATTERISTICHE PROGETTO 4) Titolo del progetto: A SCUOLA PER NON SENTIRSI SOLI 5) Settore ed area di intervento del progetto con relativa codifica (vedi allegato 3): Settore E - Educazione e Promozione culturale 09 Lotta all’evasione scolastica 10 . Attività di tutoraggio scolastico 6) Descrizione del contesto territoriale e/o settoriale entro il quale si realizza il progetto con riferimento a situazioni definite, rappresentate mediante indicatori misurabili: Premessa Il presente progetto riguarda l’attivazione di posizioni di servizio civile volontario aventi le seguenti caratteristiche comuni: • Territorialità: provincia di Taranto in particolare i Comuni di Avetrana, Comune di Manduria; • Territorialità: provincia di Brindisi in particolare il Comune di Erchie; COMUNE DI AVETRANA – Contesto Territoriale Il territorio comunale di Avetrana, è incuneato fra le province di Brindisi e Lecce. Confina ad ovest e a sud con il comune di Manduria a nord con il comune di Erchie e ad est con i comuni di San Pancrazio Salentino, Salice Salentino, Nardò e Porto Cesareo. Il territorio si estende per 73,38 kmq su una altitudine media di circa 50 m.sul livello del mare e dista dal mare Jonio circa 6 km senza averne però pertinenza alcuna. Superando vecchie quanto fragili interpretazioni etimologiche, studi più recenti ne fanno provenire il nome da "Terra Veturiana", ossia terra appartenente a tal "Veturius", forse traccia di una antica centuriazione romana. Il territorio è ricco di caratteristiche naturali e paesaggistiche tutte da scoprire e ammirare: il complesso del Canale di S. Martino, a sud del territorio, ricco di grotte; le numerose masserie simbolo della feudalità e della vita agraria di un tempo, il castello medievale di Modunato un tempo vero e proprio casale. Interessante da visitare è la parte antica del paese denominata "li caseddi", ricca di suggestive viuzze strette e corte, con case basse, con il Castello, i trappeti ipogei, il Palazzo baronale, la Chiesa Matrice, Palazzo Torricelli, l´ottocentesca Torre dell´orologio e le varie cappelle che invitano a tornare indietro nel tempo. Nel territorio di Avetrana si possono riconoscere insediamenti umani già dal seconda metà del V millennio a.C., infatti tracce archeologiche neolitiche sono presenti nei pressi della grotta di San Martino, caverna dell´Erba, grotta di Villanova o Specchia Rascìna. COMUNE DI MANDURIA contesto territoriale Manduria è un comune di 31.771 abitanti della provincia di Taranto. Situato nella parte orientale della provincia, punto d´incontro delle province di Taranto, Lecce e Brindisi Fondata dai Messapi, porta ancora numerose testimonianze del suo antico passato, tra le quali le mura megalitiche, circondate dai resti del fossato che circondava la città, e la necropoli. Durante il periodo messapico, la città affrontò varie guerre con la vicina Taranto, durante una delle quali trovò la morte Archidamo, figlio del re di Sparta, venuto a sostenere i tarantini. Fu però contro Roma che Manduria, come il resto della Magna Grecia, perse la sua libertà e divenne parte dell´impero romano. Distrutta nei secoli successivi dai saraceni, venne rifondata con il nome di Casalnuovo, per poi riprendere il suo antico nome alla fine del XVIII secolo Simbolo della città è un pozzo dal quale spunta un albero di mandorle, realmente esistente, e denominato Fonte Pliniano, dal momento che fu descritto nelle sue opere da Plinio il Vecchio. L´albero si trova sul fonte da molti secoli, e la sua sopravvivenza sulle rocce, così come anche il costante livello delle acque del fonte, sono un mistero. Tra i monumenti da visitare vi sono il duomo romanico, il ghetto medievale ed il castello, residenza dei principi Imperiali dal 1719 Numerosi sono i monumenti pubblici e religiosi oltre che le aree ambientali tra questi: Palazzo Imperiali, il Ghetto degli Ebrei, Torre Colimena, il Fiume Chidro Il Fonte Pliniano, Le Mura Messapiche, la Necropoli, La chiesa S. Cosimo,la chiesa San Pietro Mandurino, la Chiesa Matrice,la chiesa S. Francesco,la chiesa S. Antonio COMUNE DI ERCHIE – contesto territoriale Erchie è un piccolo comune che si adagia dolcemente su una pianura dell´entroterra brindisino, a 68 metri sul livello del mare. Erchie è sempre stata un centro agricolo e tabacchiero. Notevole, come del resto in tutto il Salento, la produzione di olio d´oliva. Il toponimo probabilmente deriva dal semidio pagano Ercole. Gli abitanti si chiamano Ercolani. Le origini si fanno risalire ai Messapi che, avendo la loro capitale nella vicina Oria, ritennero di stabilirvi un centro dove dedicarsi al culto dei loro Dei per sostituire quelli Japigi preesistenti. Intorno ai secoli VI e V a.C, i Messapi dettero il nome di Herculea al sito dove ora sorge Erchie. Assoggettata a Roma, dopo il VI secolo d.C. subì le invasioni dei Goti, dei Bizantini e dei Longobardi. Nel IX secolo ospitò una comunità basiliana, che introdusse il culto per Santa Irene, la fanciulla romana decapitata per la sua fede cristiana nei primi secoli dell´Impero Romano. Devastata dai Saraceni, fu ricostruita nel Cinquecento dal feudatario Montefuscoli. Passò poi ai Mairo, i Bonifacio, i Personè, gli Albrizzi, gli Imperiali e i Laviano, che fecero costruire il sontuoso palazzo ducale. Nell´Ottocento partecipò ai moti preunitari e costituì una sua Guardia Nazionale, che si distinse nella lotta contro le bande dei briganti capeggiati dal Romano. Tra i monumenti più insigni: Chiesa di Santa Lucia Risalente al XVII in stile neoclassico e con un´elegante facciata, è ubicata nel centro del paese. Oggetto di vari restauri, fu ampliata nel 1700 assumendo la forma a croce latina. La Chiesa di Santa Lucia è dedicata al culto della Santa Siracusana. La sua costruzione fu terminata nel 1856. Palazzo Ducale Il sontuoso palazzo Laviano fu costruito nella seconda metà del 1700, al centro del paese. Ha l´aspetto di un fortilizio austero e severo. Il piano terra è composto da 15 stanze più l´atrio; il primo piano ha 20 stanze più terrazzo e scalinata. Il disagio giovanile Una problematica molto attuale riguarda l’abbandono scolastico in molte zone dell’Italia, particolarmente nelle aree del mezzogiorno. L’abbandono è una conseguenza di un disagio sociale in cui riversano i giovani, soprattutto in realtà territoriali “depresse”. In questo la scuola è investita di una grande responsabilità che necessita di maggiore risorse umane, che possano essere d’ausilio all’attuazione di moduli scolastici che cerchino di “trattenere” i giovani nelle scuole. La dispersione è una piaga sociale che affonda le sue radici nel contesto storico, culturale ed economico del territorio, quest’ultimo dovrà essere indagato in correlazione a tale fenomeno, quindi è necessario, anche per una maggiore comprensione del progetto, presentare una dettagliata descrizione dei territori interessati Durante l’adolescenza e gli anni seguenti il giovane si trova costretto ad affrontare situazioni complesse, connesse all’età specifica ed al modo in cui affronta il proprio sviluppo E’ in questa delicata fase che i giovani, soprattutto nella società occidentale, incontrano il maggior numero di difficoltà per affermarsi e possono scegliere di dare un significato “diverso” alla loro esistenza attraverso condotte devianti o criminali. E’ il momento particolare della crescita, nel quale le attese dell’adolescente sono fortemente influenzate dai processi di socializzazione e dal modo in cui egli intende le aspettative degli altri nei suoi confronti. La maggior parte dei giovani, fortunatamente, pur sperimentando quotidianamente un contesto sociale che offre strumenti di supporto e di sostegno alla loro crescita spesso insufficienti, non si rifugia in comportamenti di violenza o di devianza in genere, ma tende a sviluppare comunque l’accettazione della struttura sociale in cui vive. In alcuni casi però, talvolta a seguito di dinamiche complesse e di difficile valutazione, le medesime situazioni si traducono in contesti di disagio giovanile e in comportamenti ad esso correlati, quali condotte di tipo deviante o condotte collegate all’abbandono scolastico e all’interruzione degli studi. La nozione di disagio giovanile si mescola così all´idea di devianza e diviene un problema sociale prevalentemente quando rimanda a questioni d’ordine pubblico, cioè quando in sostanza si evidenzia come un problema per la collettività ed esce dalla schiera dei comportamenti cosiddetti "normali", per entrare nel campo dell’infrazione alla norma o, addirittura, alla legge. Riguardo alle condotte devianti, il disagio giovanile può anche essere correlato ad un consumo di droga e di alcol occasionale o abituale, al bullismo, a varie forme di crimine contro il patrimonio, ai comportamenti violenti, ai comportamenti autodistruttivi suicidari e, come si osserva da qualche anno a questa parte, anche ad un uso distorto della rete internet, ad esempio nell’ambito delle intrusioni clandestine e dei danneggiamenti di siti web operati da giovani hackers Nelle società attuali, peraltro, le forme che il disagio assume sembrano sfuggire alle tradizionali categorie di analisi e, da un punto di vista sociologico, rimandano ad una problematizzazione del rapporto individuo/società. L´evoluzione del fenomeno della tossicodipendenza nel nostro paese può essere esemplificativo in questo senso. Mentre fino ai primi anni ´70 la tossicodipendenza era collegata ad un preciso stile di vita del tossicomane, in quanto era considerata un vero e proprio modello alternativo di vita, scandito da ritualismi definiti e ancora inquadrabile nella categoria generale della devianza, progressivamente la concezione della tossicodipendenza è andata qualificandosi sempre più come manifestazione di disagio, cioè d’incapacità dell’individuo di costruire un rapporto sintonico ed equilibrato con la realtà e con il contesto sociale in cui è inserito, già dalla primissima adolescenza. L’analisi, contenuta nel 4° Rapporto nazionale sulla condizione dell’infanzia e dell’adolescenza (Agosto 2004), realizzato dall’Eurispes in collaborazione con Telefono Azzurro, riporta che il 28% di adolescenti italiani consuma sostanze stupefacenti di diversa natura e pericolosità. Una cifra che, tradotta nella realtà, significa che un ragazzo su quattro fa uso di droghe e alcolici e che il problema della droga è ormai stabilmente inserito nella vita di circa 700mila famiglie del nostro Paese. Inoltre, si registra con preoccupazione il diffondersi di nuove espressioni del disagio: particolari malattie psicosomatiche, disturbi alimentari quali anoressia e bulimia e, più in generale, ad un mutamento delle forme di devianza ed emarginazione. In sintesi, le possibili origini del disagio giovanile, l’eventualità del suo manifestarsi, sembrano inscritte nella traiettoria di vita di ogni adolescente e rendono necessaria l’adozione di strumenti in grado di individuare e prevenire l’insorgere delle sue espressioni, in modo precoce ed efficace. La dispersione scolastica come espressione del disagio giovanile Parlando di disagio giovanile rapportato al mondo della scuola, il dato che più di altri è in qualche modo correlato al disagio è quello dell´insuccesso scolastico per cui è ragionevole pensare che per quegli studenti che vanno molto bene a scuola i livelli di disagio sono molto più gestibili e fronteggiabili. Il nostro Paese, almeno in Europa, è agli ultimi posti rispetto ai tassi del livello di istruzione medio: una ricerca condotta tra i giovani di età compresa tra i 15 e i 24 anni illustra che il 45,84 % degli studenti nella scuola secondaria e nell’università (dati del Ministero della Pubblica Istruzione) non giunge al conseguimento del titolo di studio perseguito. L’elevatissima percentuale di dispersione scolastica italiana non è confrontabile con i cosiddetti partners europei e a maggior ragione con partner come il Giappone ed altri che hanno livelli elevati di risultati scolastici. La dispersione scolastica è un fenomeno complesso legato profondamente al contesto storico, sociale, culturale ed economico. Il fenomeno non si manifesta ed identifica unicamente con l’abbandono, che tuttavia resta sempre il fenomeno più drammatico e culminante di un processo di rottura (culturale, sociale, esistenziale) a lungo preparato, ma è anche, e spesso prima di tutto, una forma d’insuccesso scolastico, che si verifica quando gli studenti non riescono a dispiegare pienamente il loro potenziale d’apprendimento, soddisfacendo i propri bisogni formativi. In moltissimi casi la dispersione scolastica assume diverse forme, a volte più mascherate, ma comunque gravi quali: – disaffezione, disinteresse, demotivazione, noia, disturbi comportamentali, mancati ingressi, evasione, ritardi rispetto all’età regolare, proscioglimento dall’obbligo senza conseguimento del titolo, ripetenze, bocciature, frequenze irregolari, assolvimento formale dell’obbligo, qualità scadente degli esiti. Tali manifestazioni si basano spesso su difficoltà d’apprendimento (soprattutto sul terreno linguistico espressivo, logico – matematico e del metodo di studio) e su una carriera scolastica vissuta più come obbligo esterno (familiare, sociale), che interno (bisogno di affermazione, crescita, acquisizione di saperi, capacità, cittadinanza) per realizzarsi come persona. Effetti della dispersione scolastica L’irregolarità del curriculum formativo e soprattutto l’abbandono scolastico si configurano come potenziale e reale marginalità. Le situazioni di insuccesso scolastico si intrecciano spesso alla condizione di disagio giovanile, di rischio, emarginazione e devianza. Ma in primo luogo, la dispersione scolastica rimanda alla mancanza di istruzione e ai problemi della partecipazione al mondo del lavoro e della disoccupazione. Secondo quanto rilevato dall’Osservatorio Regionale per l’Università e per il Diritto allo Studio Universitario del Piemonte, tassi di partecipazione al mercato del lavoro differiscono fra i paesi europei per molteplici ragioni (tra cui l’organizzazione economica, sociale e territoriale del mercato del lavoro e l’attitudine culturale riguardo allo stesso), ma sono strettamente legati all’età e al livello di istruzione: i più anziani e i meno istruiti hanno una probabilità maggiore di essere inattivi sul mercato. Cause della dispersione scolastica Per leggere ed affrontare in modo adeguato il problema della dispersione scolastica, è indispensabile un’analisi delle principali variabili connesse con il fenomeno. Dalle diverse prospettive di analisi che tendevano a dare peso ad un fattore piuttosto che ad un altro (al soggetto, alla sua intelligenza, al suo sviluppo cognitivo, alla famiglia, alla mancanza di mezzi economici, all’ambiente, alla povertà di stimoli culturali) si è giunti oggi a condividere una lettura che coglie le relazioni e gli intrecci tra i vari fattori. Nel 1990 venne pubblicata una ricerca commissionata dal Ministero della P.I. al CENSIS su "Analisi della dispersione scolastica in Italia in aree di rischio e disagio educativo". Dall’analisi dei dati emerse che, accanto alla conferma di una forte correlazione tra i dati di riuscita scolastica e gli indicatori tradizionali di classe sociale, reddito, professione, titolo di studio, disagio scolastico e rischio educativo, nuove sfumature del fenomeno riguardavano l’incidenza della deprivazione culturale. A distanza di dieci anni, un’indagine parlamentare della VII Commissione della Camera del 2000, rileva come le variabili del 1990 risultano oggi ancora più fattori che incidono sul drop-out scolastico sono: • condizione socio – culturale della famiglia; • dinamiche biografiche dello studente; • modalità didattica e pedagogica dell’insegnante; • realtà extrascolastica nei suoi vari aspetti sociali e territoriali. Rispetto alla condizione socio-culturale della famiglia, l’analisi del 1990 osservava un’interrelazione tra condizione socio-culturale della famiglia e insuccesso scolastico, anche se non con stretta correlazione di causa-effetto. Nell’analisi della VII Commissione della Camera assume importanza il titolo di studio dei genitori correlato al reddito, soprattutto se riferito alla dispersione scolastica nel Nord piuttosto che a quella del Sud, dove si rileva una distanza tra il livello del reddito e il livello della cultura della popolazione adulta: una cultura familiare che non considera risorsa importante un alto livello culturale incoraggia l’abbandono. Per quel che riguarda le dinamiche biografiche dello studente, si rileva un’interrelazione tra disadattamento scolastico e disadattamento personale. I problemi legati alle biografie degli alunni rivestono un peso notevole soprattutto se si considera che il disagio personale dell’alunno talvolta si manifesta anche in forme di patologie comportamentali, auto-emarginazione e demotivazione. I fattori personali che sembrano incidere sulla dispersione scolastica sono: – il livello di autostima – il livello di autoefficacia personale L´autostima è una dimensione fondamentale nel processo di costruzione della propria identità e personalità e rappresenta la capacità di apprezzare il valore e l´importanza della propria persona nella consapevolezza di poter fare affidamento su se stessi. L´autostima è il vaccino sociale indispensabile per combattere le gravi forme di disagio esistenziale, l´emarginazione scolastica, la dipendenza, molte forme di violenza e di devianza giovanile, l´aggressività, la prepotenza e l´insuccesso scolastico. Formarsi un solido senso di autostima è fondamentale per tutti gli individui e soprattutto per gli studenti in situazioni di disagio (emotivo, socio-affetivo e relazionale) responsabili di comportamenti inaccettabili e di prestazioni scolastiche carenti. Sentirsi bene, riguardo a quello che si è, consente di apprendere in modo più efficace, aiuta ad affrontare meglio i problemi e le tensioni della vita e spinge a crearsi un futuro migliore. L´autoefficacia è una componente dell´autostima, la quale, a sua volta, rappresenta un’importante dimensione della personalità. Il "senso di autoefficacia" cioè le convinzioni sulla propria efficacia personale rispetto all´affrontare con successo le richieste della vita, permette di migliorare il self-control nell´azione intenzionale e promuove l´assunzione di comportamenti positivi che aiutano a prevenire varie forme di disagio. Le convinzioni di efficacia influenzano il modo in cui le persone pensano, si sentono, trovano delle fonti di motivazione personale e agiscono. La persona con un senso di autoefficacia alto ha un pensiero positivo, è motivata, sceglie obiettivi notevoli e ottiene risultati più soddisfacenti di chi ha un senso di autoefficacia basso e percepisce in modo negativo le proprie possibilità. I giovani che vivono l’abbandono scolastico hanno bassi livelli di autostima e autoefficacia. Pertanto, la scuola e i servizi che si occupano della formazione e dell’educazione dei giovani dovrebbero programmare ed avviare una serie d´interventi educativi in grado di promuovere e favorire negli alunni lo sviluppo dell´autoefficacia personale, non dimenticando che il viaggio di ricerca dentro di noi, il guardarci con occhi nuovi ci permette di scoprire potenzialità nascoste inimmaginabili. Se il disadattamento rimanda a cause esterne alla scuola, è indubbio che esso può trovare origine o rafforzamento dentro la scuola stessa, in quelle disfunzioni interne che in misura relativamente autonoma producono le condizioni della dispersione. Un ruolo fondamentale è giocato dalle modalità didattiche e pedagogiche adottate dagli insegnanti talvolta basate su rigidità dei curricoli formativi, su un’organizzazione poco flessibile, sulla carenza di strategie individualizzate per rispondere alle difficoltà del singolo alunno. Gli insegnanti spesso non sono in grado di prestare attenzione agli aspetti del processo formativo che risultano inadeguati alla condizione di ingresso degli alunni e la scuola stessa, per le sue caratteristiche organizzative, ha difficoltà ad individuare i meccanismi che accelerano i fenomeni di dispersione e ad interpretare preventivamente quei comportamenti che, accumulandosi tra loro, portano al rifiuto e quindi all’abbandono. Rispetto alla realtà extra-scolastica, una variabile di fondo è lo sviluppo socio-economico delle aree di residenza dell’alunno, che non riguarda solo il Sud, poiché anche aree sviluppate presentano sacche di povertà e di emarginazione. Le possibilità economiche, l’esistenza e la qualità di infrastrutture, di servizi, di offerte formative, culturali e ricreative sono pertanto fortemente correlati al fenomeno della dispersione scolastica. In questo senso, un basso livello di incentivazione sociale allo studio e alla formazione è causa dell’abbandono scolastico. Per una migliore comprensione del progetto, anche da parte degli aspiranti volontari, per ogni sede di attuazione di progetto si entrerà nel dettaglio della descrizione del contesto territoriale, degli obiettivi e della descrizione delle attività, nonché degli altri elementi utili inerenti risorse finanziarie, strumentazioni, formazione specifica La dispersione scolastica, e la disoccupazione giovanile negli Enti in coprogettazione INDICATORI Più che in quelle centro-settentrionali è nelle regioni del meridione si riscontrano i tassi più elevati di dispersione scolastica causata da una disparità di sviluppo e di istruzione che continuano a rincorrersi a vicenda, e il fenomeno segna una ripresa preoccupante. Nel 2004, stando ai dati dell’ufficio scolastico regionale della Puglia, circa il 3,2% degli studenti pugliesi iscritti al primo anno di un istituto superiore ha scelto di interrompere gli studi. La punta massima della tendenza si registra negli istituti professionali dove la percentuale di allievi che non sono rientrati in classe è del 5%. Al di là del numero elevato di giovani che abbandonano la scuola secondaria di secondo grado, quello che rende particolarmente preoccupante il fenomeno nella provincia di Padova è la mancanza di valide motivazioni che possano spiegarlo. INDICATORI SERVIZI SOCIO ASSISTENZIALI COMUNALI Servizi offerti Rapporti con il territorio Rapporti con le famiglie Attività nel periodo scolastico E nel periodo estivo Assistenza alle autonomie di base; Sostegno nell’autonomia personale ( igiene, abbigliamento e cura del proprio corpo); Supporto nell’acquisizione di una certa autonomia nel movimento (concezione spaziotempo; giochi di corporeità); Supporto nell’inserimento nel gruppo classe; Coinvolgimento nelle attività curriculari organizzate; Affiancamento e sostegno nello svolgimento degli impegni scolastici; Intermediazione tra scuola e famiglia; Intermediazione tra scuola ed enti territoriali; Partecipazione a tutti i progetti inseriti nella programmazione di collaborazione tra la Scuola, l’Ente locale Coinvolgimento e collaborazione con i progetti dell’Assessorato all’assistenza e dell’Assessorato alle risorse giovanili e sport; contatto costante e azioni di programmazione con l’Istituto Comprensivo scuola media In particolare con gli insegnanti designati dal Collegio dei Docenti a seguire il progetto; realizzazione di momenti di sinergia con associazioni locali che si occupano della gestione del tempo libero e con l’oratorio parrocchiale. Realizzare in tempi brevi un clima di fiducia reciproca; fornire in uno stile di comunicazione efficace tutti i dati utili a rendere costruttiva l’assistenza sia ai soggetti portatori di handicap, sia ai soggetti con difficoltà di inserimento perché appartenenti a culture diverse; giocare un ruolo dinamico di intermediazione tra nuclei familiari ed Ente pubblico o soggetti diversi con cui si collabora in fase di realizzazione del progetto; rendere consapevoli e partecipi le famiglie delle iniziative progettate per migliorare le condizioni di partenza L’azione dei volontari in servizio civile, per quanto esplicitamente attiene al piano di integrazione, si svolge nell’ambito di aree disciplinari quali “educazione alla convivenza”, “significato e vantaggi dell’incontro tra culture”, “la legalità come garanzia nei rapporti individuali e sociali”, “elementi di conoscenza indispensabili: usi, tradizioni, ricorrenze”. Nel periodo estivo i volontari in servizio civile possono utilmente proseguire nella organizzazione di iniziative quali “estate ragazzi”in qualità di esperti per l’esperienza acquisita nell’ambito delle dinamiche di gruppo La presenza dei volontari consentirà: - per quel che riguarda le attività più strettamente legate alla gestione della biblioteca, una miglior organizzazione dell´attività ordinaria, l´offerta di un servizio accurato agli utenti grazie all´attenzione specifica alle loro richieste, la possibilità di svolgere al meglio le attività di promozione della lettura di cui sopra. - Per le attività culturali, una promozione più capillare delle attività proposte oltre alla possibilità di incrementare l´offerta sulla base delle richieste dei cittadini. 7) Obiettivi del progetto: Comune a tutte le Amministrazioni OBIETTIVO GENERALE: L’obiettivo generale del progetto è quello di garantire ad ogni giovane in età scolare che sia portatore di abilità diverse per motivi psicofisici o sociali l’integrazione nella vita scolastica ed extra-scolastica, favorendone la crescita e la socializzazione con gli altri soggetti, operando in collaborazione con le famiglie e con gli altri servizi attivi sul territorio, per costruire percorsi di cittadinanza che permettano a ciascuno di trovare un proprio posto riconosciuto e positivo all’interno della comunità locale. OBIETTIVI SPECIFICI, descritti utilizzando gli indicatori prima evidenziati: INDICATORI OBIETTIVI PROGETTUALI CONCLUSIVI Servizi offerti Rapporti con il territorio Rapporti con le famiglie Attività nel periodo scolastico E nel periodo estivo Ai volontari in servizio civile viene affidata l’assistenza dei portatori di handicap sia per il tragitto da casa a scuola (con trasporto su un mezzo idoneo fornito per l’esigenza specifica), sia per coprire fino alla disponibilità del monte ore complessivo di impiego l’assistenza durante l’orario scolastico; viene estesa la loro competenza , anche in senso qualitativo, affidando loro il compito di curare iniziative di integrazione dei ragazzi extracomunitari iscritti ai servizi scolastici del Comune. I volontari saranno inseriti nei lavori di gruppo previsti dal progetto e avranno quindi la possibilità di intermediare e confrontarsi con tutti gli attori coinvolti per migliorare l’inserimento del disabile. Saranno Incrementati i momenti d’incontro e le occasioni di sinergie, in modo da mettere a disposizione della persona in difficoltà, un numero più elevato e articolato di risorse ed energie. . Incrementare del 15% il tempo dedicato ai rapporti con i familiari per operare in modo integrato ed incrementare la crescita del soggetto. Il volontario accompagnerà la famiglia coinvolgendola in prima persona Oltre ad affiancare i disabili in tutti i bisogni primari, verrà offerta ai volontari la possibilità di essere inseriti nella programmazione dei nuovi progetti previsti per tutto l’arco dei 12 mesi. L’obiettivo sarà quindi di aprire nuovi laboratori ed accompagnare i minori disagiati e permettendo loro di partecipare a tutte le attività scolastiche ed extrascolastiche rendendoli attori nella realizzazione di manufatti ed opuscoli offerti nella giornata di festa conclusiva , aperta a tutta la cittadinanza. L’attenzione dei volontari in servizio civile sarà soprattutto dedicata all’inserimento dei ragazzi con difficoltà in attività concordate con gli altri attori dei programmi comunali genericamente compresi nell’”estate ragazzi. 8) Descrizione del progetto e tipologia dell’intervento che definisca dal punto di vista sia qualitativo che quantitativo le modalità di impiego delle risorse umane con particolare riferimento al ruolo dei volontari in servizio civile: 8.1 Piani di attuazione previsti per il raggiungimento degli obiettivi I volontari saranno seguiti nel loro lavoro durante tutti i 12 mesi di servizio presso l’Ente sia dall’Operatore locale di progetto che dagli insegnanti con i quali collaboreranno, ottenendo dagli stessi l’aiuto e lo stimolo necessario per portare avanti in maniera fattiva e costruttiva gli obiettivi che il progetto si prefigge, nonché saranno stimolati ad apportare nuove idee per un eventuale miglioramento o correzione in corso d’opera delle modalità di intervento previste, al fine anche di acquisire professionalità e strumenti per loro spendibili in futuro sia nel campo della crescita personale che lavorativa. Fase 1 - La fase iniziale verterà sulla formazione e l’inserimento e la conoscenza del contesto specifico. Si prevedono momenti di incontro (almeno 2 nelle prime due settimane) tra i volontari che saranno chiamati a realizzare il progetto, i referenti di progetto e l’Operatore locale di progetto per favorire la reciproca conoscenza, evidenziare aspettative, analizzare e fornire indicazioni sulla situazione nella quale il gruppo andrà ad operare. Successivamente l’operatore locale di progetto, li accompagnerà presso la sede dove i giovani saranno chiamati ad offrire la propria esperienza, per permettere un’ ottimale integrazione di tutti gli attori chiamati in causa. Nei primi mesi i volontari dovranno: familiarizzare con le strutture in cui svolgerà le sue attività, per conoscere perfettamente l’ambiente di lavoro. Questo per potersi muovere con disinvoltura e per trasmettere sicurezza al soggetto disagiato che verrà loro affidato e che accompagneranno per tutto il periodo del loro servizio. Dovranno poi iniziare a conoscere l’ utente e con lui instaurare un rapporto di amicizia e di fiducia, per poter essere di stimolo e di aiuto nel graduale processo d’ inserimento nel gruppo classe e con gli altri operatori scolastici di riferimento. Sarà decisivo essere presente in aula per iniziare a facilitare il processo di integrazione scolastica e sociale, che gradualmente porterà al raggiungimento di una perfetta sintonia. Fase 2 - Affiancamento, instaurarsi delle relazioni con gli utenti e con la famiglia. Dopo i tempi d’inizio per gli approcci e la prima collaborazione, a partire dal terzo mese i volontari, perfettamente inseriti nell’ambiente di lavoro, approfondiranno la conoscenza con gli utenti e le modalità di relazione con loro. Oltre a supportare i disabili in tutti i bisogni primari di movimento, di alimentazione, di igiene personale, di sostegno negli impegni scolastici e ad approfondire le problematiche specifiche relative ad ognuno di loro, i volontari affiancheranno in “toto” il personale insegnante di ruolo in tutte le attività previste dalla programmazione scolastica curriculare di routine. La presenza costante dei volontari in servizio civile agevolerà i rapporti con la famiglia che verrà chiamata ad essere parte attiva nel progetto stesso, nella valutazione in itinere dei progressi ottenuti e nello studio di eventuali accorgimenti da porre in atto. Fase 3 – Raggiungimento della piena operatività e dose di autonomia nello svolgimento delle attività. La presenza del volontario, all’interno della programmazione dei progetti di partecipazione attiva, permetterà al disabile di essere presente in prima persona a tutte le attività che sono previste in itinere. Anche per l’estate saranno messe in campo attività legate al progetto, ma che saranno più strettamente connesse all’ambiente esterno e alla vita all’aperto mediante corsi, di nuoto, di gioco e di escursioni, di passeggiate,di visite guidate alle quali anche il volontario sarà chiamato ad affiancare il disabile. Il volontario si occuperà quindi di gestire attività di gioco, di manualità; di accompagnare gli utenti nei laboratori; di accompagnare i disabili permettendo loro la partecipazione ad attività extrascolastiche che si presenteranno durante il percorso scolastico; nel periodo estivo, a seguito della chiusura delle scuole, li seguiranno in attività organizzate per l’Estate Ragazzi nei vari Centri Estivi. Fase 4 - Raccolta dell’esperienza e verifica del raggiungimento degli obiettivi. Nell’arco dell’ultimo mese si procederà a raccogliere quanto emerso nei periodici momenti di incontro e monitoraggio con gli OLP e con i tutor, a fare una valutazione complessiva sul funzionamento del progetto: rispetto agli obiettivi che erano stati prefissati, rispetto al rapporto con gli utenti, rispetto al rapporto con il territorio, con la famiglia, rispetto all’organizzazione in cui il volontario era inserito. Si valuterà se le azioni realizzate hanno portato al raggiungimento degli obiettivi formulati in fase di progettazione, in modo da poter procedere – dopo l’analisi – ad eventuali riformulazioni di obiettivi utili alla riprogettazione. 8.2 Complesso delle attività previste per la realizzazione dei piani di attuazione. Complesso delle attività da svolgere secondo il sopraccitato piano di attuazione: • Fase 1 - Formazione e conoscenza del contesto: I volontari, dopo una formazione generale ed una specifica organizzata dall’Ente, saranno accompagnati dagli operatori nella conoscenza delle strutture e di tutte le offerte e le possibilità che la strutture contengono. • Fase 2 – Affiancamento Oltre a supportare i disabili in tutti i bisogni primari di movimento, di alimentazione, di igiene personale, di sostegno negli impegni scolastici e ad approfondire le problematiche specifiche relative ad ognuno di loro, i volontari affiancheranno in “toto” il personale insegnante di ruolo in tutte le attività previste dalla programmazione scolastica curriculare di routine. La presenza costante dei volontari in servizio civile agevolerà i rapporti con la famiglia che verrà chiamata ad essere parte attiva nel progetto stesso, nella valutazione in itinere dei progressi ottenuti e nello studio di eventuali accorgimenti da porre in atto. • Fase 3 – Piena operatività e dose di autonomia Il volontario si occuperà quindi di gestire attività di gioco, di manualità; di accompagnare gli utenti nei laboratori; di accompagnare i disabili permettendo loro la partecipazione ad attività extrascolastiche che si presenteranno durante il percorso scolastico; nel periodo estivo, a seguito della chiusura delle scuole, li seguiranno in attività organizzate per l’Estate Ragazzi nei vari Centri Estivi. • Fase 4 – Verifica del progetto Nell’arco dell’ultimo mese si procederà a raccogliere quanto emerso nei periodici momenti di incontro e monitoraggio con gli OLP e con i tutor, a fare una valutazione complessiva sul funzionamento del progetto: rispetto agli obiettivi che erano stati prefissati, rispetto al rapporto con gli utenti, rispetto al rapporto con il territorio, con la famiglia, rispetto all’organizzazione in cui il volontario era inserito. 8.4 Ruolo ed attività previste per i volontari nell’ambito del progetto. Si prevedono momenti di incontro (almeno 2 nelle prime due settimane) tra i volontari che saranno chiamati a realizzare il progetto, i referenti di progetto e l’Operatore locale di progetto per favorire la reciproca conoscenza, evidenziare aspettative, analizzare e fornire indicazioni sulla situazione nella quale il gruppo andrà ad operare. Successivamente l’operatore locale di progetto, li accompagnerà presso la sede dove i giovani saranno chiamati ad offrire la propria esperienza, per permettere un’ ottimale integrazione di tutti gli attori chiamati in causa. Nei primi mesi i volontari dovranno: familiarizzare con le strutture in cui svolgerà le sue attività, per conoscere perfettamente l’ambiente di lavoro. Questo per potersi muovere con disinvoltura e per trasmettere sicurezza al soggetto disagiato che verrà loro affidato e che accompagneranno per tutto il periodo del loro servizio. Dovranno poi iniziare a conoscere l’ utente e con lui instaurare un rapporto di amicizia e di fiducia, per poter essere di stimolo e di aiuto nel graduale processo d’ inserimento nel gruppo classe e con gli altri operatori scolastici di riferimento. Sarà decisivo essere presente in aula per iniziare a facilitare il processo di integrazione scolastica e sociale, che gradualmente porterà al raggiungimento di una perfetta sintonia. La presenza costante dei volontari in servizio civile agevolerà i rapporti con la famiglia che verrà chiamata ad essere parte attiva nel progetto stesso, nella valutazione in itinere dei progressi ottenuti e nello studio di eventuali accorgimenti da porre in atto. 9) Numero dei volontari da impiegare nel progetto: 10) Numero posti con vitto e alloggio: 11) Numero posti senza vitto e alloggio: 12) Numero posti con solo vitto: 13) Numero ore di servizio settimanali dei volontari, ovvero monte ore annuo: 14) Giorni di servizio a settimana dei volontari (minimo 5, massimo 6) : 15) Eventuali particolari obblighi dei volontari durante il periodo di servizio: I volontari sono tenuti a rispettare tutte le norme che regolano il lavoro della struttura in cui sono inseriti ed il segreto d’ufficio; ad adeguarsi allo stile comunicativo espresso dal servizio, alle modalità di lavoro e corretto rapporto con l’utenza, siano essi disabili o portatori di culture diverse; a mantenere altresì un corretto rapporto con i colleghi ed attenersi alle disposizioni impartite dal referente operativo. Disponibilità ad usare l’auto messa a disposizione dal settore di pertinenza. 16) Eventuali requisiti richiesti ai canditati per la partecipazione al progetto oltre quelli richiesti dalla legge 6 marzo 2001, n. 64: Requisiti preferenziali • Diploma di scuola media superiore (sarà fattore preferenziale essere iscritti a facoltà umanistiche o a scienze dell´educazione); • Buona predisposizione al contatto con il pubblico; • Interesse verso esperienze in campo animativo ( sarà fattore preferenziale avere già avuto esperienza in questo campo); • Possesso di patente B; • Conoscenza di base del sistema operativo Windows e del pacchetto Office. . Data 15 ottobre 2008 Il Progettista Natalino CONGEDO Il Responsabile legale dell’ente Avv. Mario DE MARCO

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ALLEGATI

modello di domanda per servizio civile
MODELLO DI AUTOCERTIFICAZIONE