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BIBLIOTECA ATTIVA
30/06/2009
SCHEDA PROGETTO PER L’IMPIEGO DI VOLONTARI IN SERVIZIO CIVILE IN ITALIA ENTE 1) Ente proponente il progetto: PROGETTO IN COPROGETTAZIONE ENTE CAPOFILA Comune di Avetrana Via Vittorio Emanuele, 23 Tel 099 9704337 Fax 099 0704336 www.comune.avetrana.ta.it comuneavetrana@libero.it Enti Partecipanti NZ03799 Comune di Manduria Piazza Garibaldi, 21 Tel. 099 9702405 – Fax 099 9702207 www.comune.manduria.ta.it sindacomanduria@libero.it NZ04288 Comune di Erchie Via Santa Croce, 1 – Tel. 0831 768326 - Fax 0831 768399 www.comune.erchie.br.it servizisociali@comune.erchie.br.tit NZ00768 Comune di Galatina Via Umberto I, 36/40 Tel. 0836 633111 – Fax 0836 561543 www.comune.galatina.le.it protocollo@comune.galatina.le.it 2) Codice di accreditamento: 3) Albo e classe di iscrizione: CARATTERISTICHE PROGETTO 4) Titolo del progetto: BIBLIOTECA ATTIVA 5) Settore ed area di intervento del progetto con relativa codifica (vedi allegato 3): D – PATRIMONIO ARTISTICO E CULTURALE 01 . Cura e conservazione biblioteche 6) Descrizione del contesto territoriale e/o settoriale entro il quale si realizza il progetto con riferimento a situazioni definite, rappresentate mediante indicatori misurabili: Premessa Il presente progetto riguarda l’attivazione di posizioni di servizio civile volontario aventi le seguenti caratteristiche comuni: • Territorialità: provincia di Taranto in particolare i Comuni di Avetrana, Comune di Manduria; • Territorialità: provincia di Brindisi in particolare il Comune di Erchie; • Territorialità: provincia di Lecce in particolare il Comune di Galatina; . COMUNE DI AVETRANA – Contesto Territoriale Il territorio comunale di Avetrana, è incuneato fra le province di Brindisi e Lecce. Confina ad ovest e a sud con il comune di Manduria a nord con il comune di Erchie e ad est con i comuni di San Pancrazio Salentino, Salice Salentino, Nardò e Porto Cesareo. Il territorio si estende per 73,38 kmq su una altitudine media di circa 50 m.sul livello del mare e dista dal mare Jonio circa 6 km senza averne però pertinenza alcuna. Superando vecchie quanto fragili interpretazioni etimologiche, studi più recenti ne fanno provenire il nome da "Terra Veturiana", ossia terra appartenente a tal "Veturius", forse traccia di una antica centuriazione romana. Il territorio è ricco di caratteristiche naturali e paesaggistiche tutte da scoprire e ammirare: il complesso del Canale di S. Martino, a sud del territorio, ricco di grotte; le numerose masserie simbolo della feudalità e della vita agraria di un tempo, il castello medievale di Modunato un tempo vero e proprio casale. Interessante da visitare è la parte antica del paese denominata "li caseddi", ricca di suggestive viuzze strette e corte, con case basse, con il Castello, i trappeti ipogei, il Palazzo baronale, la Chiesa Matrice, Palazzo Torricelli, l´ottocentesca Torre dell´orologio e le varie cappelle che invitano a tornare indietro nel tempo. Nel territorio di Avetrana si possono riconoscere insediamenti umani già dal seconda metà del V millennio a.C., infatti tracce archeologiche neolitiche sono presenti nei pressi della grotta di San Martino, caverna dell´Erba, grotta di Villanova o Specchia Rascìna.Nel II millennio si può addirittura ipotizzare la presenza di alcuni villaggi nelle zone di Quarto Grande, Monti della Marina, Serra degli Angeli, Serricella, Specchia Crocecchia. Questi luoghi rimasero per lungo tempo popolati da gruppi di genti calabre e intorno al V e IV sec. a.C., da tribù messapiche, finché, con la dominazione romana e la costruzione della via Sallentina (che congiungeva Manduria a Nardò), sorsero le prime fattorie romane dalle quali successivamente si svilupparono, in alcuni casi, dei villaggi. Nel territorio avetranese durante il dominio romano, dovettero essere abitate, o quanto meno frequentate, quelle zone in prossimità di mass. Ruggiano, Frassanito, San Giorgio, Modanato, Santa Maria del Casale, San Francesco. Si ipotizza fra il V e VIII sec. d.C. una presenza greco-bizantina. Fin al XII sec. sono sempre testimoniate presenze in più luoghi nel territorio di Avetrana, questo purtroppo non permette di ricostruire con certezza la nascita di Avetrana. Unica data certa di cui disponiamo è il 1350, anno in cui il signore di Avetrana Pietro Tocco fece costruire il Torrione. Ad Avetrana si alternarono diverse casate finché nel 1639 venne acquistata dai Marchesi Imperiali, illustre famiglia genovese. Nel 1789 il feudo passò alla corona di Napoli e poi ceduto ai Romano che lo tennero fino ai primi del secolo XIX. Dal fisco, 1804, fu comprata dai Filo, famiglia originaria della Grecia. Il territorio extra-urbana di Avetrana è caratterizzato dalla presenza di una concentrazione di resti antichi riferibili soprattutto al neolitico e al periodo romano. Materiale dell’ultimo quarto del II millennio (neolitico) è stato travato nelle zone di Quarto Grande, Monti della Marina, Serra degli Angeli, Serricella, Specchia Crocecchia. Resti archeologici riferibili al periodo ellenistico-romano sono stati trovati in prossimità delle masserie di Ruggiano, di Frassanito, di San Giorgio, nella zona di Santa Maria del Casale. Nella zona denominata “La Spina di San Martino” un ritrovamento fortuito ha portato alla luce una tomba a camera, parzialmente distrutta, oltre ad una serie di timbri in terracotta, usati dagli uomini antichi per dipingersi il corpo, chiamati pintaderas. Un particolare cenno va fatto nei confronti delle specchie, un cumulo di pietre che si è ipotizzato svolgessero il ruolo di punti d’avvistamento durante il periodo delle guerre greco-gotiche (V – VI secolo d.C.). Appare chiara la cultura, tipica del bacino mediterraneo, delle costruzioni di pietra su pietra. Il casale di San Francesco denomina una località situata ad Est di Avetrana, nell’immediata periferia in una zona pianeggiante e sconvolta dai lavori agricoli. L’archeologo Ciro Drago già nel 1933 riferiva il ritrovamento di alcune tombe in questa zona. Nel 1987 furono individuate alcuni resti di strutture successivamente esplorate in campagne di scavo protrattasi dal dicembre 87 al marzo 1988. Si è così accertata la presenza di alcuni ambienti e di una corte scoperta almeno parzialmente lastricata probabilmente una villa rustica. I materiali recuperata inducono a datare tale impianto ad età tardo repubblicana ( II-I sec. a.C.). Si sono travate inoltre nel settore occidentale dello scavo alcune monete in bronzo. Tali scoperte connesse alle tracce di strutture precedenti all’impianto tardo repubblicano e alla presenza di ceramica anteriore a quest’ultima fase, attesta una frequentazione dell’area per il IV e soprattutto del III sec. a.C. Il casale di Modunato sito nei pressi dell’asse viario che collegava Manduria a Nardò, la cosiddetta via Sallentina. L’origine del casale, rimane molto dubbia, si ritiene che vi siano numerose presenze di materiale archeologico medievale che potrebbe fornire il sito se si effettuassero interventi di scavo. Fonti letterarie ci indicano Modunato come di un casale già esistente nel XIII sec., quando esso viene ristrutturato da un certo Nicolò Adimari. Nel corso del XIII sec. appartenne alla famiglia D’Aquino, conti di Acerra. Successivamente, nel 1303 fu dato a Coletta di Belloloco. Riconfermata nei possedimenti da Filippo, principe di Taranto, come dono di nozze. Intorno alla seconda metà XIV sec. il casale si avvia ad uno spopolamento inspiegabile, ma sotto gli Aragonesi il casale si ingradisce nel suo territorio avendo annesso anche la località di Frassanito. Particolare da sottolineare tra il 1562 e il 1567 il feudo fu proprietà di S. Carlo Borromeo. Sotto la fam. Romano, signori di Avetrana, il suffeudo fu concesso agli Imperiale. Nel 1656 il casale che era rimasto disabitato, fu ripopolato per una “supplica” del Marchese di Oria, proprietario del casale, da famiglie di greci. La cappella ivi esistente, mai archeologicamente esplorata, sappiamo essere stata sede di riti greco-ortodossi, probabilmente per la presenza di queste famiglie venute dalla Grecia. La chiesa madre di Avetrana è dedicata a San Giovanni Battista, la sua datazione si può far risalire al XVI, anno sia della costruzione del Campanile, che di un allargamento della chiesa antica. Della vecchia chiesa conosciamo con certezza solo una data, il 1468, l’edificio comprendeva i locali che attualmente sono adibiti ad abside, ufficio parrocchiale, sagrestia e sala riunioni. La chiesa in origine aveva un’unica entrata centrale, che ora risulta essere il portone centrale d’ingresso. Il prospetto frontale dell’attuale chiesa, in stile lineare dai richiami classicheggianti, presenta una facciata a due livelli, in linea con lo stile del 1700. La facciata inferiore caratterizzata da un portone centrale, sormontato da lunetta, e due ingressi laterali con due timpani sovrapposti sulle trabeazioni. La facciata acquista un certo rigore anche grazie a 8 colonne di risega con capitelli di ordino corinzio, e due nicchie che troviamo fra gli ingressi. La facciata superiore è caratterizzata dal finestrone centrale, decorato con volute superiori, affiancato da due nicchie, la parte superiore risulta di una larghezza minore rispetto alla facciata inferiore, infatti anche le colonne sono quattro che proseguono il profilo di quelle inferiore centrali. L’intero edificio si articola su tre navate coperto con la tecnica dell’incannucciata sospesa mediante tiranti al tetto vero e proprio a capriata. Partendo dalla navata destra osserviamo l’altare di S. Giuseppe quindi quello dedicato al Cuore di Gesù, il cappellone è dedicato all’ Immacolata Concezione. Passando alla navata sinistra il cappellone è dedicato al SS. Sacramento, segue quindi l’altare della Madonna del Rosario così come voluta da Michele Preti nel 1809. Seguono l’altare dedicato a S. Antonio e l’ultimo a S. Biagio, protettore della comunità avetranese. Una tela in alto, verso l’altare maggiore, a destra di chi lo guarda, una rappresentazione di S. Biagio opera di Pasquale Bianchi appartenente ad una cospicua famiglia di pittori operanti in Manduria nel XVIII - XIX secolo. Davvero pregevoli sono il pulpito ligneo, probabilmente risalente alla seconda metà del XVII sec. La parte absidale alta, è occupata dall’organo a mantice con cantoria, costruito intorno al 1670-80, fatto restaurare una prima volta nel 1785 e successivamente nel 1988. Al di sotto dell’organo, collocato nell’abside, vi è il pezzo più artistico e pregevole che la chiesa matrice di Avetrana possiede: il coro. Importante per la sua unicità, costituito da diversi legni; olmo, abete, pik-pine, (strano che non sia stato usato il legno locale dell’ulivo o di noce, molto comune nella produzione locale). La torre campanaria è la prima edificazione del nuovo impianto, probabilmente del XVI sec. Rigorosamente a due piani, notiamo in basso un’apertura che viene abbellita da un arco fregiato, spesso riscontrato nelle opere del XVI sec., il piano superiore invece presenta sempre una finestra, ma meno articolata nella decorazione rispetto a quella inferiore, lo stile nel suo complesso può essere definito lineare e che riprende il prospetto frontale Tra il 1965 e il 1967 venne costruita la chiesa dedicata a Sant’Antonio da Padova. Il complesso, in stile moderno, si compone di un portico frontale, tramite cui si accede alla chiesa. Questa è composta da una sola navata, di un’abside abbastanza ampio e di alcuni locali di servizio, sopra cui si eleva un modesto campanile. Il 1983, con il riconoscimento ufficiale da parte dello Stato, la chiesa è stata dichiarata parrocchia, sotto il titolo del Sacro Cuore di Gesù. La cappella di S. Biagio Poco distante da quella di Santa Maria del Casale, a nord di Avetrana, sorgeva la cappella di S. Biagio. La costruzione risale ai secoli XII-XIII, dopo il passaggio del feudo alla contessa di Lecce. La presenza dei veterani di Goffredo su questa terra non significa soltanto dominio, ma anche introduzione di usi, costumi e devozioni religiose. Insieme con la venerazione della Madre di Dio, i veterani diffusero anche il culto di S. Biagio, giovane leccese che, per sfuggire alla persecuzione, si era rifugio a Sebaste, dove morì martire. A S. Biagio Lecce aveva dedicato la porta orientale della città e, insieme con S. Oronzo, S. Biagio veniva venerato con filiale e profonda pietà. Non fu difficile, quindi, ai soldati leccesi diffondere fra gli abitanti di questa terra il culto del Santo, riuscendo perfino a farlo proclamare protettore principale del borgo. La cappella, distante circa un miglio dal paese, col tempo divenne un semplice rudere, così come si nota ancora oggi. La cappella della Visitazione in Modunato La cappella di Modunato risale sicuramente al tempo della ricostruzione del villaggio dopo la distruzione, avvenuta nel sec.IX, da parte dei Saraceni. Il villaggio di Modunato è situato a tre miglia di Avetrana, sulla via provinciale Avetrana-Salice Salentino (Lecce). La ristrutturazione del villaggio viene datata intorno al sec. XII e fu promossa da Nicolò Adimari, che lo ebbe dalla Regia Corte. Il Mons. Ferrara intorno al 1836 si reca in questa cappella per verificare le condizioni dei agibilità e poter così ripristinarla al culto, nella sua relazione scrive: “costruita in fabbrica di parete netto a lamia tufata con tre sepolture attrezzate, questa Chiesa antica del distrutto villaggio di Modunato è provveduta di tutti gli arredi sacri che si trovano conservati presso il Signor Preti, quale fittuario della medesima masseria; la pietra sacra, inoltre, è intatta e pure l’altare”. La cappella fu benedetta nel 1839 e furono celebrate alcune messe. Nel 1874 la cappella venne restaurata e provveduta del necessario per la celebrazione a cura dei proprietari Nicola Avena Lavianoe sua moglie Marianna di Napoli. Il 26 maggio 1875 la cappella veniva riabilitata al culto e si iniziava la celebrazione della messa nei giorni festivi. Nei primi del XX sec., con la diminuzione dei sacerdoti, fu impossibile mantenere l’impegno del servizio festivo, e ben presto la cappella venne abbandonata e adibita ad altri usi. Palazzo Imperiale. La famiglia Imperiale, originaria di Genova, rappresenta una delle famiglie dominanti nel corso del XVIII secolo e proprietaria di un vastissimo feudo. Gli Imperiale, col titolo di Principi di Francavilla e Marchesi di Oria, governarono su Francavilla, Oria, Latiano, Manduria, Avetrana, etc., costruendo e recuperando nei vari paesi di loro pertinenza numerosi palazzi. La struttura originaria è da attribuirsi alla famiglia dei Pagano, successivamente al 1500 Michele III Imperiale nel 1693 ristrutturò e restaurò il palazzo, secondo quanto si evince dall’epigrafe posta sull’architrave della porta d’accesso ai vani superiori della costruzione. Il palazzo si sviluppa attorno ad una corte a pianta quadrangolare (attuale corte Nazario Sauro) al cui interno una monumentale gradinata porta ai vani superiori. Purtroppo con l’abbandono di questo palazzo, insediato successivamente dai conti Filo, il cui stemma campeggia il suggestivo portale bugnato (di cui presentiamo un’immagine). Il palazzo fu successivamente smembrato fra vari proprietari. Palazzo “Torricelli” Attualmente di proprietà Lanzo, pervenne a questa famiglia per acquisto dalla famiglia Torricelli intorno ai primi anni ‘40. L’edificio occupa quasi per metà l’isolato delimitato ad ovest da via la Chiesa, a nord da via Campanile, ad est da via Principe di Napoli ed a sud occupa con la sua facciata quasi l’intera piazza V. Veneto. Arcangelo Torricelli acquista, nel 1884 dal dott. Andrea dell’Agli “5 camere, magazzini superiori, forno e rimessa”. Dal punto di vista strutturale e stilistico, appare subito evidente la superfetazione di varie costruzioni: quindi è deducibile il completamento della struttura in epoche successive, attribuibili ad un arco di tempo che corre per tutto il XVII secolo, risaltano due delle quattro finestre che si affacciano sulla piazza antistante: la prima a destra si osservano alcuni richiami classicheggianti. Nell’architrave si osservano triglifi completi, come nella migliore tradizione classica, di gocce e metope decorate con motivi floreali stilisticamente molto simili a quelli con i quali sono decorate le chiavi di volta nella scalinata di Palazzo Imperiali. Le stesse semi-colonne che sorreggono l’architrave sono fondamentalmente d’impostazione classica di ordine composito. Sia una lettura strutturale, che stilistica fa supporre che l’edificio come noi oggi possiamo osservarlo deriva dalla composizione di più edifici riferibili ad epoche molto diverse fra loro. Vogliamo dedicare più attenzione alle masserie del nostro territorio. Abbiamo spesso, sottolineato che la mancata ma doverosa attenzione verso il centro storico ha prodotto il quasi totale disfacimento dello stesso a causa di una mai curata attenzione all´antico tessuto urbano. Temiamo che lo stesso spirito predatorio poco attento alla tutela del patrimonio culturale possa avviare lo stesso scempio per le masserie che da un po´ di tempo in qua dopo essere stato "oggetto di abbandono" sono diventate centro di attenzione per un "recupero agri turistico" nel cui retroterra rimane ancora spirito predatorio. Le masserie sono storia del nostro paese quindi l´invito a considerare con la massima attenzione; la conservazione della "lettura storica", quasi fossero rari documenti, pur nel rispetto delle norme igienico sanitarie che oggi vigono. In questo occorre la massima sollecitudine di chi opera e la massima attenzione da parte di chi concede. Le masserie corrispondono seppur "funzionalmente" alle fattorie del nord ma, sottendono ben altra storia. Il termine nasce nel periodo longobardo come, secondo lo "jus longobardorum" , (diritto longobardo) sono i contratti di dote matrimoniale che si concludono in Avetrana fino alla seconda metà del XVIII sec. Il contratto prende il nome di "massaria" da "massarius" che è colui che si impegna nei confronti del "dominus" (il padrone terriero) a coltivare le terre e a coglierne i frutti dietro la corresponsione di un canone in natura allo stesso "dominus". Massaria, e più tardi masseria, prese nome l´abitazione che il "massarius" erigeva a propria dimora nelle terre del "dominus". Spesso, e così accade per il territorio di Avetrana, i proprietari non sono del luogo allora sopra l´abitazione del massaro sorge la residenza, prevalentemente estiva, del proprietario e può accadereche in alcuni casi il semplice massaro diventi "cominanziero" (dallo spagnolo "comer" = mangiare) cioè, per concessione del proprietario, egli può consumare il pasto al tavolo dello stesso padrone. Salvo alcune masserie (La Marina, Frassanito e la diruta Torre di Pierri che sono fortificate) le altre si presentano "a corte". In particolare le prime, cioè quelle fortificate, sono tali o perché poste in luoghi strategici (La Marina è a un paio di chilometri dalla costa e quindi sorge come seconda linea di difesa dagli attacchi saraceni).Le altre due poste assai distanti da qualunque centro urbano sorgono a difesa contro eventuali predatori (non da ultimo dal brigantaggio). Che le masserie fossero "centri plurifunzionali" è attestato sia dalla complessità delle strutture e sia dai documenti che mostrano quanto numerosi fossero i nuclei familiari che presso di esse vivevano e lavoravano. Spesso nei pressi o inglobate ad esse ancora esistono più o meno in rovina strutture adibite a culto (citiamo mass. Frassaffito, mass. Abbatemasi, mass. Li Strazzati, mass. La Marina). Il complesso Fortilizio Costituitosi in seguito all´aggregarsi di varie opere di carattere militare, vede la sua fase più antica nell´impianto del grande torrione a pianta quadrata. Viene attribuito, fino ad alcuni decenni orsono ad una epopea normanna, forse seguendo uno strascico tardo romantico Dati più recenti assegnano l´opera al periodo angioino forse in linea alla politica operata da quel casato di raccogliere in pochi centri le popolazioni sparse per le campagne. Il mastio, intorno alla seconda metà del XIV sec., è comandato da un tal Pietro Tocco. Nel 1378 Avetrana è riconfermata nella signoria dei Tocco con Guglielmo, figlio del precedente. Nel fossato, presso la torre rotonda, rimangono tracce, considerate per molti anni come vecchie mangiatoie, di abitazioni scavate nella roccia la cui età è, senz´altro, anteriore alla costruzione del mastio che, presumibilmente, nasce non tanto come presidio militare a difesa di una comunità, quanto come torre di avvistamento. Si pensi a questo proposito, che in Avetrana ancora nel 1447, si censiscono tredici nuclei familiari (fuochi), quindi una popolazione oscillante intorno ad una quarantina di individui. Per esattezza sono enumerati i ´fuochi´ che vengono tassati. Il bugnato posto nella parte sommitale del mastio lo ricollega stilisticamente a simile opera in Leverano. Le finestrelle che si aprono nelle cortine murarie rivelano successivi adattamenti ai mutati canoni dell´arte bellica, originarie quelle superiori, quelle mediane presentano rifacimenti a ´gola di lupo´ sia diritta che rovescia, a dimostrazione dell´introduzione delle armi da fuoco. L´ambiente interno è diviso in tre ripiani originariamente costituiti a solaio piano poggiante su travi di legno ai quali si accede attraverso una angusta scaletta ricavata nell´intercapedine tra le cortine esterna ed interna della struttura. Il lato esterno che volge a sud, è caratterizzato da una rampa di scale che portavano ad un ponte in muratura tramite il quale si accedeva direttamente al primo piano del torrione. Seppure fotograficamente documentata l´esistenza di detto ponte, non chiara ne appare la funzionalità. Di epoca successiva (XV- XVI) la torre rotonda, la torretta a base quadrata e la cortina muraria che le collega. La torre rotonda detta anche del ´Cavaliere´, ricostruitosi idealmente l´antico andamento della cinta muraria del piccolo borgo ( intorno al 1500 Avetrana conta circa 600 abitanti), svolge la funzione di torre d´angolo e risponde alle caratteristiche di un´arte bellica basata sull´uso delle armi da fuoco. Un marcapiano a toro individua i due piani di cui è costituita. La costruzione di detta torre dovette certo apportare modifiche ad una struttura preesistente le cui tracce sono da individuarsi in quella che oggi è descritta come ´casamatta´. A tal proposito si noti all´interno della stessa, la parte sommitale della porta che immette nel vano ricavato all´interno della torre tonda. Indicatori La Biblioteca Civica di Avetrana, biblioteca di pubblica lettura a scaffale aperto, che annovera un discreto patrimonio librario. I servizi a disposizione dell´utenza sono il servizio informazioni, la ricerca bibliografica, il servizio prestiti sul proprio patrimonio la distribuzione di bibliografie a tema. Per quanto riguarda l´ambito di cooperazione, la biblioteca di Avetrana ha aderito al progetto provinciale del sistema della Provincia di Taranto per il quale è stato introdotto un nuovo software per la gestione del servizio. COMUNE DI MANDURIA contesto territoriale Manduria è un comune di 31.771 abitanti della provincia di Taranto. Situato nella parte orientale della provincia, punto d´incontro delle province di Taranto, Lecce e Brindisi Fondata dai Messapi, porta ancora numerose testimonianze del suo antico passato, tra le quali le mura megalitiche, circondate dai resti del fossato che circondava la città, e la necropoli. Durante il periodo messapico, la città affrontò varie guerre con la vicina Taranto, durante una delle quali trovò la morte Archidamo, figlio del re di Sparta, venuto a sostenere i tarantini. Fu però contro Roma che Manduria, come il resto della Magna Grecia, perse la sua libertà e divenne parte dell´impero romano. Distrutta nei secoli successivi dai saraceni, venne rifondata con il nome di Casalnuovo, per poi riprendere il suo antico nome alla fine del XVIII secolo Simbolo della città è un pozzo dal quale spunta un albero di mandorle, realmente esistente, e denominato Fonte Pliniano, dal momento che fu descritto nelle sue opere da Plinio il Vecchio. L´albero si trova sul fonte da molti secoli, e la sua sopravvivenza sulle rocce, così come anche il costante livello delle acque del fonte, sono un mistero. Tra i monumenti da visitare vi sono il duomo romanico, il ghetto medievale ed il castello, residenza dei principi Imperiali dal 1719 Palazzo Imperiali Attualmente affaccia con la sua imponente mole sulla piazza principale di Manduria, dove la gente e´ solita raccogliersi nel dopolavoro incontrandosi per scambiare quattro chiacchiere. O anche per le piccole transazioni legate alla campagna, come un tempo avveniva, tra proprietari della terra e braccianti i quali contrattavano e assumevano per l´indomani, a giornata. Piazza Garibaldi e´ fronteggiata anche dal palazzo municipale, si commenta qui anche la piccola politica del paese. Il Palazzo Imperiali o delle "cento stanze", anzi 99, perché non si fece in tempo a completare l´ultima. Unico esempio a Manduria di architettura civile barocca. Commissionato all´architetto leccese Mauro Manieri da don Michele III, marchese di Manduria, Oria, Francavilla e Avetrana. Poco accompagnato dal fatto che gli impedì di vedere il maestoso palazzo ultimato. * Per fare spazio a questo edificio vennero cancellati i probabili resti del precedente castello medievale. E, a giudicare dalla struttura, fu necessaria una forza lavoro impressionante all´uopo utilizzata evidentemente per più anni di seguito. Comunque ne´ risultò questa salda architettura, utilizzata per lo più dal feudatario per le frequenti cacce nei boschi di Manduria quando non era impegnato dalla vita di corte a Napoli, semplice e al tempo stesso grandiosa. Il valido movimento è ricreato in facciata da tre corpi avanzati (quello centrale col grande portale d´accesso che ancora conserva la porta lignea), interrotti da quelli intermedi che si arretrano, il sontuoso balcone sostenuto da possenti mensoloni e arricchito della bella balaustra in ferro battuto che andrebbe minimamente restaurata. I giganteschi cartigli degli "Imperiali" ai lati. I gigli, il falcone, la corona marchesale. Quarantadue finestre sui piani dell´edificio, quelle dell´ultimo più in alto, murate e dotate di aperture ovoidali. Suscita un po´ di bonaria invidia questo palazzo, molti vorrebbero visitarlo, per curiosità del tenore di vita che poté permettersi il feudatario. Bisogna però accontentarsi di accedere ai locali del piano terreno, che accolgono un istituto di credito e altri negozi e al cortile con la scenografica scalinata, dove pure altri locali sono adibiti a ristorante e tavola calda. E dire che si narra che Franceschiello di Borbone, in visita in Terra d´Otranto, nel fare tappa a Casalnuovo in questo palazzo, lo definisce migliore e più comodo della sua stessa reggia di Napoli. Ghetto degli Ebrei PORTALE GIUDECCA o GHETTO DEGLI EBREI Il Ghetto degli Ebrei è situato di rimpetto alla Chiesa Matrice o Collegiata. È a pianta rettangolare, chiuso da tre archi in tufi. Su uno di essi si vede incisa sulla trave la data del 1602. Il quartiere è un intrigo di viuzze su cui si affacciano balconcini ricamati in tenero calcare. Fu attivo dal XII al XVII secolo d. C. e dopo questo periodo diventò parte della città. TORRE COLIMENA Una piccola rada dove attraccano pescherecci che, attingendo a un mare bello e pescoso, riforniscono i ristoranti tipici locali, mille e ventuno ettari affollati di abitazioni di villeggiatura. Torre Colimena prende nome da un baluardo aragonese che si proietta direttamente a mare, antica vedetta contro lo sbarco di Turchi, oggi simbolo della località. Appartiene a Manduria, come estrema frazione limitanea, ma il vicino Comune di Avetrana accampa diritti di possesso sulla scorta di "carte di storica data". Ma come intenzione di fondo i due Comuni puntano concordemente all´incremento del turismo annuale che tocca questa baia. Vicina ai boschi con macchia mediterranea ricchi di fauna migratoria e bacini di popolamento ittico. I quindici Km. della costa di Manduria che terminano a Torre Colimena, offrono qui l´appendice ultima del susseguirsi di ambite spiagge e situazioni paesaggistiche ben lungi dalla monotonia. Più raccolta e meno estesa di S. Pietro in Bevagna, apparentemente pure meno assillata dall´urbanizzazione, Torre Colimena sviluppa un turismo specifico gravitante attorno al suo porticciolo discretamente attrezzato e vale la pena di essere visto da vicino. La comprensibile attenzione rivolta dai predoni a regioni abbastanza ricche dell´Italia meridionale, determinò in ogni epoca l´esigenza alla difesa sia contro i pericoli provenienti dal mare sia contro le scorrerie interne. Tale esigenza fu particolarmente sentita in Puglia che, per la sua posizione geografica e con le sue coste prive di difesa naturale, fu oggetto di ripetuti e sanguinosi saccheggi. Già nel 1220, Federico II, per porre fine agli sbarchi corsari a Porto Cesareo, con conseguenti saccheggi dell´entroterra. aveva fatto edificare Torre di Leverano e nel 1230 aveva fatto restaurare Torre della Serpe, a sud d´Otranto. La brindisina Torre del Cavallo, fu invece fatta costruire nel 1301 da Carlo II d´Angio´ e la Torre di S. Cataldo, a pochi Km. da Lecce, era già eretta nel 1485. Nel secolo XVI, con l´intensificarsi delle incursioni piratesche, apparve evidente la necessità di una pianificazione della difesa costiera ed, infatti, nel 1532-33, sotto il governo del viceré Don Pietro de Toledo, si prescrive alle principali Università di fortificazioni a proprie spese. Questo primo tentativo di pianificazione difensiva non ebbe, però, molto successo, risultando del tutto insufficiente l´iniziativa privata e pertanto, sotto il viceré don Parafan Ribiera de Alacala´, fu emanata, nel 1563 una seconda ordinanza che, accentrando il potere direttivo nelle autorità viceregnali, si proponeva di sopperire all´incapacità´ economica ed organizzativa delle Università. Nel Tentativo di uniformare le tipologie e le modalità difensive, si stabiliva che ogni opera fortificata dovesse essere autorizzata dalla Regia Corte, mentre per quelle già esistenti e ritenute idonee, dovesse aver luogo l´esproprio. L´ubicazione e la dislocazione delle torri, inoltre, doveva avvenire in modo tale che le stesse costituissero un cordone ininterrotto e pertanto ogni torre doveva "guardare a vista" la precedente e la successiva. Nuove Torri furono quindi costruite e le esistenti modificate e restaurate, come ad esempio Torre S. Sabina a Carovigno, che, già distrutta nel 1396, fu oggetto di riedificazione a pianta stellare nel 1570. Le torri costruite a seguito di quest´ordinanza, assumono una diversa configurazione: la base circolare scompare del tutto per dare spazio alla base quadrata (peraltro già presente) con sviluppo volumetrico troncopiramidale e caditoie in controscarpa. Normalmente costituite da un unico ambiente posto al primo piano e fornito di camino, le torri avevano solidamente una porta sul lato a monte, accessibile mediante scale retrattili che successivamente e solo per talune torri, si trasformavano in scale fisse. Nel basamento delle torri, si trovava sempre una cisterna di raccolta delle acque piovane e sul terrazzo venivano alloggiati gli armamenti e l´attrezzatura di segnalazione all´entroterra in caso di avvistamento nemico. Purtroppo molte di queste postazioni difensive furono interessate da un prematuro degrado, dovuto forse all´inadeguatezza dei materiali usati e spesso all´imperizia e disonestà dei costruttori, alcune crollarono durante la costruzione. Da ricerche effettuate da Vittorio Faglia risulta che il territorio pugliese era interessato dalla presenza di 132 torri costiere delle quali 101 ancora esistenti (conservate o ruderi). IL CHIDRO Lungo il litorale costiero di Manduria ,degradato in gran parte dall’abusivo edilizio, oltre alle bellissime spiagge e al mare pulito, è presente il Chidro ,il più importante fiume del Salento. Questo fiume si trova nei pressi di San Pietro in Bevagna e presenta caratteristiche importanti sia dal punto di vista geografico che storico. Il fiume, lungo complessivamente circa 400m, è alimentato da sorgenti, forma tre specchi d’acqua e sfocia nel mare. Se ci si immerge, si può notare che lo specchio maggiore ha la forma di una conca ad imbuto, alimentata non solo da sorgenti tipiche della zona palustre, ma anche da sorgenti particolari, dette bocche, che si trovano dentro la conca stessa a circa 10 m. di profondità e lungo le pareti. Le acque sono condotte al mare con un canale naturale della lunghezza di circa 250 metri; la foce è protetta da un isolotto in roccia messo di contro. L’acqua delle sorgenti del Chidro, nei periodi di piena, inonda una ristretta zona di campagna circostante, di livello basso o poco superiore al livello del mare, colma di vegetazione di canne palustri. Quest’acqua stagnante si raccoglie nell’attigua palude nella contrada posta presso Torre S. Pietro. Tali paludi furono bonificate qualche anno dopo. IL FONTE PLINIANO Nell´area archeologica, immediatamente a Sud del convento di S. Antonio, sorge il monumento simbolo della città, il Fonte Pliniano. Risale certamente all´epoca messapica e si trova all´interno delle aree ove si sviluppa l´antico abitato a poca distanza dalle cerchia murarie. Prende nome da Plinio il Vecchio che, avendolo visitato direttamente oppure avendone ricevuta descrizione da altri, lo descrive nella "Historia Naturalis". Al tempo stesso, almeno a partire dal 1572 quando compare raffigurato sul frontespizio del "Librone Magno" delle famiglie di Casalnuovo, redatto dall´arciprete Lupo Donato Bruno, costituisce lo stemma cittadino. E´ una grande caverna naturale di 18 metri di diametro e 8 metri di altezza, accessibile da una larga scala a due rampe, con 20 gradini, scavata nella roccia anticamente. Nel sommo della volta si apre un grande lucernario quadrato, parzialmente costituito da grandi blocchi posti in opera nel periodo messapico. Questo speco da cui filtra la luce che rischiara l´ipogeo, in superficie presenta un muro circolare di accurata fattura, rifacimento successivo di epoca imprecisata. Ma vi mette radice un mandorlo che la tradizione vuole esistente sin dall´antichità. All´interno della grotta c´è una vasca pure cinta da un muro rotondo, fronteggiata da un pozzetto quadrato, dove tutto ora scorre l´acqua del fonte, della stessa sorgente sotterranea narrata con stupore e meraviglia dallo stesso Plinio. L´autore indica il fatto che quell´acqua, attinta per ogni uso di quantità dai manduriani, non decresce mai di livello mantenendolo in ogni momento costante. Indicando il fatto come particolarmente degno di nota, ma il fenomeno in realtà avviene perché il pavimento della caverna è posto a livello di falda, l´acqua filtra diffusamente attraverso la roccia e conserva perenne livello. Plinio, se visitò egli stesso "Fons mandurinus", forse ne avrà indirettamente inteso trasmettere la forte suggestione di arcano e di magico. Ancora oggi il vasto ambiente in penombra lascia immaginare come aleggiante la presenza degli antichi messapi. Il Fonte Pliniano fu, nel passato (come simili grotte in vari centri antichi del Salento), quasi certamente adibito al culto di un Nume sconosciuto del Pantheon messapico, con tutta probabilità una divinità delle acque. Conserva d´altronde anche l´appellativo di "Scegnu", che alcuni ritengono derivante da "Genio", nume tutelare e benefico. Plinio, nel descrivere il Fonte di Manduria, commette l´apparente imprecisione di collocarlo non all´interno, ma nei pressi dell´antica città. Non mancano quindi scrittori locali dell´avviso che l´autore volesse riferirsi non a questo, ma a qualcun altro degli ipogei analoghi esistenti a Manduria stessa. Collocati per lo più a ridosso dei circuiti murari, grotte naturali oppure scavati nella roccia sotterranea dai messapi, munite allo stesso modo di scala di accesso e lucernario nell´ambiente che accoglieva la sorgente dell´acqua. In aggiunta al Fonte Pliniano se conoscono altri quattro, il primo verso Nord, fuori le Mura. Nel luogo un tempo noto come "Barcospina". Un altro di fronte alla stazione ferroviaria, visibile con difficoltà in quanto interrato all´epoca dei lavori di sterro per la costruzione della ferrovia medesima. L´altro in contrada "Campofreddo", pure quasi adiacente ai binari della ferrovia. L´ultimo infine che, nelle citazioni, appare di più rilevante interesse per il modo in cui si compone all´imbocco del Vico Corcioli, incorporato all´interno della cappella della Misericordia; presenta una scala di gradini che si spinge fino a più di 10 metri per immettersi in due piccoli vani contigui, nel secondo dei quali si assicura esistente la sorgente. Qui esisterebbe inoltre, l´ingresso in un camminamento sotterraneo che si sostiene prolungarsi per alcuni Km fuori Manduria. Riguardo la singolare struttura che, col suo presunto percorso sotterraneo utile nei lunghi periodi di assedio, originariamente essa era collocata nel fossato della cinta muraria messapica, a ridosso di una porta della città antica, mensionata in alcuni casi come "Porta Marina e di Nettuno". Recentemente nel recupero di quest´ ultima struttura ipogea a cominciato a occuparsi l´Archeo Club di Manduria. LE MURA MESSAPICHE Manduria possiede una triplice cinta di mura d’ epoca messapica (presumibilmente del V sec. a.C. la seconda e la terza ). Questi resti sono sicuramente il monumento che ha reso celebre Manduria meta di numerosi visitatori. Le mura avevano funzione difensiva secondo alcune interpretazioni, altri ritengono che avessero la funzione di recintare lo spazio sacro nel quale erano poste “il tempio, cioè LU SCEGNU,e la Necropoli “. Erano circondate da un fossato profondo 5m. Le mura messapiche costituiscono un patrimonio di inestimabile valore storico –archeologico e rappresentano il monumento più insigne di Manduria. LA NECROPOLI La necropoli di Manduria comprende tombe di vario tipo e di varie epoche, dalle quali è stata tratta una notevole mole di varie e preziose suppellettili funerarie, attualmente raccolte presso la civica Biblioteca “Marco Gatti”, il Museo Archeologico Nazionale di Taranto e la Mostra “Oltre le Mura”, ospitata nella chiesa dello Spirito Santo, in via Omodei. Il complesso di 1284 tombe costituisce il nucleo di necropoli più vasto fino ad oggi esplorato, non solo in area messapica ma anche nel più ampio comprensorio delle popolazioni indigene in Puglia. Le più numerose sono le tombe risalenti al VI – III sec. a. C., mentre sono stati ritrovati corredi funerari risalenti al II sec. a. C., successivi, cioè, alla conquista romana. La chiesa S. Cosimo La facciata e´ un piccolo capolavoro architettonico, per la perfetta proporzione e armonia di strutture. Unico piano, con coronamento a timpano mistilineo. Gli spigoli sono leggiadramente arrotondati e segnati da lesene multiple con capitelli corinzi; il portale e´ preceduto da una gradinata e sormontato da fastigio retto, da finestra sagomata cieca e dal cartiglio con data A. D. 1768. Quattro finestre danno adito a sufficiente luce e l´altare maggiore, che prospetta la porta a Nord, e´ dedicato alla Purificazione di Maria Vergine ed e´ sormontato da una tela che rappresenta proprio il mistero della Purificazione, mentre l´altro altare regge le statue della Vergine e dei SS. Medici Cosimo e Damiano. Quest´ultimo fu costruito la prima volta in legno, poi in tufi e rifatto la terza volta in marmo nel 1891. La chiesa non manca di sacrestia, di una buona campana e di tutti gli arredi necessari al culto divino. La chiesa San Pietro Mandurino Il culto del "Principe degli Apostoli" si ritiene essersi diffuso a Manduria sin dal primi tempi del Cristianesimo, forse dal 44 D. C., quando la tradizione vuole che il Santo sia sbarcato presso i lidi cittadini fermandosi anche nella città. La chiesetta, al limite Nord-Occidentale della zona archeologica, pure nei pressi della mura messapiche si compone di un vano superiore cui corrisponde una cripta ipogea. La struttura sotterranea, accessibile da una scala di gradini sembra riutilizzare in parte una preesistente tomba a camera di epoca classica, analogamente ai diversi esempi, nella stessa provincia di Taranto, di riuso di tombe antiche trasformate, in periodo medievale, in luoghi di culto "eremitici". Nel caso di S. Pietro Mandurino sembrano deporre a favore la conformazione dell´accesso, subito al termine del dromos con la scala e,pur mal conservata, la decorazione a fasce rosse della volta della presumibile tomba. Il primitivo monumento classico, in cui si sarebbe da ravvisare l´unico esempio di tomba a camera componeva del dromos scalinato, di un piccolo corridoio coperto a semibotte e di un vano quadrangolare contrapposto. Il corridoio fu ampliato ad est ed ovest ai fini religiosi, trasformato in una cripta centrale di schema bizantino; cappella e sacro bema spartiti, certamente, da una iconostasi lignea, isolato, di fianco, a sud, il vano originario della tomba classica. I diversi ambienti della cripta presentano delle nicchie affrescate, pesantemente ridipinte forse nel XIX secolo. Qualche pregio presente una raffigurazione della Natività, ma senza coordinamento con i soggetti iconografici restanti. Occorrerebbero attenti restauri per offrire possibilmente qualche contributo alla datazione più certa dell´ipogeo. Uno studio mirato, sempre ai fini dell´acquisizione di una cronologia, sarebbe necessario anche per la chiesetta superiore, quest´ultima pur fatta restaurare nel 1724 dal Vescovo di Oria, monsignor Labanchi, come testimonia l´iscrizione dipinta collocata sull´abside di fronte all´ingresso. La Chiesa Matrice La Chiesa Collegiata di Pino Contessa Di notevole importanza artistica è la Chiesa Collegiata, comunemente detta "Chiesa Madre", monumento sacro più insigne della città. Non si hanno notizie precise sulla sua fondazione che si fa risalire alla ricostruzione di Manduria. allora Casalnuovo, operata da Ruggero il Normanno. Ingrandimenti, modifiche e restauri essa ha subito in diverse epoche. E´ certo però che l´antica chiesa aveva dimensioni più modeste di quella attuale e si limitava forse alla sola area dell´odierno presbiterio, se proprio non è da riconoscersi in quella chiesetta sotterranea dedicata alla Vergine Santissima di Loreto. Gli ultimi restauri, sapientemente condotti dall´architetto anconetano Lorenzo Corrado Cesanelli, negli anni 1938-1940, e resisi necessari per il crollo del soffitto, hanno evidenziato una parte dell´antica architettura. Una parte, perché quello che oggi si vede sono i restauri ed i rifacimenti operati nella se- conda metà del ´500 ed agli albori del ´600. Il prospetto del tempio è rivolto a ponente, come soleva farsi per tutte le chiese costruite in quel tempo sicché il sole nascente, penetrando nel sacro edificio attraverso le finestre dell´abside, illuminasse con i suoi raggi dorati la gran croce dell´altare maggiore e creasse un´atmosfera di suggestione, a meglio predisporre lo spirito al raccoglimento ed alla preghiera. Di notevole rilievo è il fronte monocuspidato, terminante in cima con due curvi salienti dentellati e diviso in tré scomparti verticali. Nello scomparto centrale si ammira in alto un magnifico grande rosone, gotico-rinascimentale, intagliato in pietra dura locale; la triplice corona di esso finemente scolpita con tralci di viti, figurine di profeti, vaghe testine di angeli e begli ornati, racchiude una grande vetrata che reca dipinto nel centro, su disegno.del Cesanelli, un bei calice raggiato. Due esili ed eleganti paraste, scolpite a bassorilievo con motivi floreali a candeliera, delimitano la luce del portale, sulla trabeazione del quale è impostata una lunetta ad arco ribassato in cui è collocato, in altorilievo, l´Eterno Padre che regge tra le ginocchia il Cristo deposto dalla croce, sull´aureola del quale è poggiata una colomba (Spirito Santo), mentre due angeli reggono un drappo che abbraccia tutta la scena. Ai piedi si legge la scritta: "Hii tres unum sunt" chiaramente riferita a questa raffigurazione della Trinità cui è intitolata la chiesa. Nei pennacchi della lunetta è rappresentala l´Annunciazione. Il magnifico portale è firmato e datato (1532) dal maestro Raimondo da Francavilla, ignoto e oscuro, che seppe amalgamare e fondere architettonicamente, in un insieme armonico questa sua opera con il resto della facciata, dove ai motivi di un tardo ma elegante gotico si innestano gli elementi di un timido rinascimento e quelli maturi di una stile cinquecentesco non contrastante con i leoni stilofori romanici, probabilmente provenienti dal protiro della vecchia chiesa. Bellissimo anche il quattrocentesco campanile, a pianta quadrata e a cinque piani, dalle ariose e poderose finestre, ricco di cornici, balconcini, colonnine, ippogriti e mascheroni. In origine doveva slanciarsi in alto libero, mentre poi è rimasto imprigionato nella fabbrica dai successivi allargamenti della chiesa. Completa l´esterno di questa magnifica chiesa la bella abside esagonale, seicentesca, a doppia fila di colonne ornamentali, purtroppo soffocata anch´essa da misere ed informi casette. L´interno si articola in cinque navate: esso, dopo gli ultimi restauri che hanno rivelato, oltre a vari e notevoli motivi architettonici più antichi (due graziose monofore incorniciate ed una bifora nella sacrestia, i basamenti gotici polistili dei pilastri del presbiterio e due capitelli), la bellezza originale dell´attuale chiesa come fu rifatta ed ingrandita gradatamente nel ´500, è uno dei rari esempi in tutta la Puglia di una chiesa cinquecentesca cosi organicamente concepita e cosi artisticamente completa. La navata centrale, più alta delle altre è sostenuta da due colonnati con archi a tutto sesto, continuando con il maestoso presbiterio sopraelevato di circa un metro ed inquadrato da un soffitto a crociera ricco di cornici ad ovuli, termina con l´abside esagonale popolata di statue dorate, opera di Placido Buffelli di Alessano, che le esegui tra il 1675 ed il 1680. Essa, con le due navate contigue, è coperta da un soffitto in legno di castagno a cassettoni, con i fondi dipinti in azzurro e cornici lumeggiate in oro, in tutto rispetto dell´antica maniera. Fra i lacunari del soffitto, al centro, due bassorilievi raffigurano S.Pietro e S.Gregorio, protettore di Manduria. Le altre due navate esterne sono occupate da altari e cappelle ora comunicanti, con caratteristiche voltine dalle cornici diversamente intagliate nel caldo carparo locale e ricche di motivi fantasiosi che hanno fatto pensare da parte di qualche studioso se non ad elementi di architettura "catalana" quanto meno "catalaneggianti". Nell´interno di questa chiesa ritroviamo due cappelloni a pianta ottagonale disposti uno di fronte all´altro: quello, a sinistra entrando, dedicato al Santissimo Sacramento, costruito agli inizi del XVIII secolo, e l´altro, a destra dedicato a S.Gregorio Magno, terminato verso la fine dello stesso secolo, nei quali si ammirano grandi tele di pittori napoletani, salentini e manduriani (Vincenzo Filotico e Pasquale Bianchi). Arricchiscono ancora l´interno della chiesa, incastonate come due gemme di rara bellezza, veri capolavori d´arte, un pulpito ligneo ed un fonte battesimale. Il pulpito, in legno di noce, addossato ad una colonna reca la data 1608; di esso non si conosce l´artefice (le cui sembianze e quelle del suo probabile aiutante potrebbero però riconoscersi nelle due testine scolpite e sistemate nella base di sostegno a peduccio della cassa), anche se è da attribuire a maestranze locali, che avrebbero pure eseguito il bellissimo coro ligneo, di oltre cinquanta sedili, intagliato ed intarsiato, irrimediabilmente perduto, ad eccezione di pochissimi stalli conservati nella biblioteca comunale "Marco Gatti". I pulpito, decorato riccamente con cornici, colonnine, capitelli, festoni, motivi floreali, accoglie nelle riquadrature della loggia (di fronte e lateralmente?, pannelli raffiguranti in bassorilievo la SS. Trinità che incorona la Vergine, S.Pietro e S.Gregorio, mentre quattro cariatidi a tutto tondo, alate e nude sino alla cintola, raffiguranti le quattro età del mondo o della donna, sostengono il pergamo; nello scomparto triangolare formato da que- ste spicca, intagliato in un ovale con cartocci, uno stemma della città affiancato dalle lettere F (Fons) ´ M (Manduriae). Analoghe decorazioni si ritrovano nell´ornato baldacchino al di sotto del quale è appesa la mistica colomba, simbolo dello Spirito Santo, che deve illuminare il banditore della parola di Dio. La vasca battesimale, che in origine doveva essere una pila o acquasantiera applicata a muro, è ricavata in un sol blocco di pietra dura locale; sulla fascia esterna del bordo di essa sono scolpite a bassorilievo, racchiuse da fasce orizzontali ed interrotte da scanalature, dieci figure a mezzo busto di Santi e Martiri ed al centro il battesimo di Cristo ad opera di S.Giovanni Battista. Questa è sostenuta da una colonna formata da quattro puttini con le mani alzate, in atteggiamento di danza composta, che non tradiscono alcuno sforzo per sorreggerla. I putti poggiano su una base quadrata in cui spicca la data (1534) di esecuzione o di definitivo ultimo "assemblage". Non ci è stato tramandato il nome dell´autore di questa opera, ma la data incisa e certe assonanze stilistiche potrebbero a ragione far pensare, come da qualcuno è stato avanzato, allo stesso scultore del portale e della lunetta, Raimondo da Francavilla. Questa chiesa, vero gioiello di arte cinquecentesca, si impone subito all´occhio del visitatore per maestosità e, se pur costruita in tempi e stili diversi, mostra nell´insieme un tutto armonico severo e di buon gusto, accentuato dalle pareti in carparo locale, lasciate a vista. La chiesa S. Francesco La chiesa e´ di ordine corinzio, le torreggia al lato sinistro il bel campanile provveduto da tre campane, la piu´ grande di essa si ruppe nel 1894 e nel gennaio del 1898 il municipio la fece rifondere dal campanaro Michele Tarantino di S. Angelo dei Lombardi, sborsando la somma di lire 300. Unitamente al convento la chiesa stessa ha il prospetto ad Ovest e sorge al lato di quello spazio che un tempo era chiamato di S. Francesco, ora villa, e la via di Avetrana li circonda ad Ovest e Sud. Facciata a due piani, scandita da otto corinzie; nel piano inferiore, portale preceduto da sagrato e gradinata; il superiore ha nel mezzo un finestrone, con fastigio curvilineo ed e´ coronato da una balaustra e dal timpano rialzato; gli spazi tra le lesene sono scanditi da specchiature, con nicchie. Il convento ha un bel chiostro, la scala maggiore, la segreta e tre corridoi che conducono alle anguste celle dei frati. La chiesa e´ piuttosto grande: si compone di una sola navata lunga 24 metri e larga 11, di forma rettangolare contiene 7 altari. Il maggiore, tutto in legno intagliato, dedicato al SS. Crocifisso, quello in marmo, dell´Immacolata e´ privilegiato, lo fece fare Marianna Giannuzzi che vi fondo´ un legato quotidiano perpetuo e fece anche scolpire in Napoli la bella statua della Madonna. Gli altri di S. Bonaventura, di S. Chiara, di S. Pasquale, di S. Antonio e di S. Francesco sono costruiti a tufi decorati di stucco e provveduti delle relative statue, opera dei frati, meno l´ultima che fu scolpita da un artefice napoletano ed e´ ritenuta la migliore delle sculture che si abbia in questa citta´, molte le pitture nella chiesa e nel convento; importante la Madonna e Santi, di G. Bernardino Azzolino, da Acquaviva delle Fonti, pittore del ´600, in refettorio l´Ultima Cena, affresco di Diego Bianchi, nel chiostro, affreschi con episodi della vita francescana La chiesa S. Antonio Chiesa completamente rifatta negli anni 1936/38, in stile neo-gotico, dell´antica chiesa si e´ conservata, a destra entrando, la cappella con gli altari in legno, una porta del XVII secolo, e le tele dell´epoca. Questa maestosa chiesa fu progettata dall´architetto Leonardo Arno´. I lavori iniziarono il 16 giugno 1936, diretti dall´ing. Tommaso Martello e fu consacrata da Mons. Di Tommasa il 17 luglio 1938. Di forma rettangolare, ad una sola navata, con abside e corso a semicerchio, e´ lunga 37 metri, larga 14, alta 8. E´ completata da un campanile alto 42 metri, con bifore, trifore e guglia e due campane con bassorilievi rappresentanti il Sacro Cuore, l´Immacolata e S. Giuseppe, S. Francesco, S. Gregorio Magno, S. Antonio. Il 31 agosto 1941 fu inaugurato il nuovo organo, fornito dalla ditta Mascione di Cuvio e nell´occasione fu apposta una lapide, dettata da F. Gregorio D´Ostuni, che ricorda le varie fasi della costruzione della chiesa. All´interno vi sono alcune pregevoli tele del pittore napoletano contemporaneo prof. Passero. Fino al 1908 aveva funzionato il Collegio Serafico, per poi decadere del tutto, talché durante la guerra 1915-18 il Convento fu occupato da profughi. Dopo la guerra inzio´ la ripresa e grazie a P. Diomede Faggino, Ministro Provinciale, nel 1926 furono iniziati i lavori per il nuovo Collegio, ultimato nel 1932, dotato di aule, una grande camerata, ecc.. Progettisti ne furono l´ing. Giovanni Gravili, da Salice Salentino, l´ing. Torcelli, di Napoli e l´ing. Domenico Ciriello. Nello stesso anno fu rimesso a nuovo il giardino e nel piazzale antistante fu eretto il monumento a S. Antonio, opera dello scultore Palla, da Pietrasanta (Lucca). Indicatori La biblioteca, situata all’interno del palazzo che ospita il Comune di Manduria, ed è collocato anche l´archivio storico. Dispone inoltre di una sala per le riviste, una biblioteca ragazzi, uno spazio per i più piccini e diversi computer a disposizione degli utenti. Accanto alla biblioteca si trova un´aula per l´organizzazione di attività varie e una sala dove vengono allestite esposizioni e mostre. La biblioteca ha ormai acquisito la funzione di centro informativo locale e cerca di rendere disponibile per i suoi utenti ogni genere di informazione e conoscenza. Si occupa inoltre di gestire le attività culturali e spinge per la promozione e la diffusione della lettura sul territorio attraverso: • Un servizio puntuale ed efficiente • La collaborazione con le altre biblioteche afferenti al proprio sistema • Stretti rapporti di collaborazione con le scuole • Organizzazione di attività appositamente mirate COMUNE DI ERCHIE – contesto territoriale Erchie è un piccolo comune che si adagia dolcemente su una pianura dell´entroterra brindisino, a 68 metri sul livello del mare. Erchie è sempre stata un centro agricolo e tabacchiero. Notevole, come del resto in tutto il Salento, la produzione di olio d´oliva. Il toponimo probabilmente deriva dal semidio pagano Ercole. Gli abitanti si chiamano Ercolani. Le origini si fanno risalire ai Messapi che, avendo la loro capitale nella vicina Oria, ritennero di stabilirvi un centro dove dedicarsi al culto dei loro Dei per sostituire quelli Japigi preesistenti. Intorno ai secoli VI e V a.C, i Messapi dettero il nome di Herculea al sito dove ora sorge Erchie. Assoggettata a Roma, dopo il VI secolo d.C. subì le invasioni dei Goti, dei Bizantini e dei Longobardi. Nel IX secolo ospitò una comunità basiliana, che introdusse il culto per Santa Irene, la fanciulla romana decapitata per la sua fede cristiana nei primi secoli dell´Impero Romano. Devastata dai Saraceni, fu ricostruita nel Cinquecento dal feudatario Montefuscoli. Passò poi ai Mairo, i Bonifacio, i Personè, gli Albrizzi, gli Imperiali e i Laviano, che fecero costruire il sontuoso palazzo ducale. Nell´Ottocento partecipò ai moti preunitari e costituì una sua Guardia Nazionale, che si distinse nella lotta contro le bande dei briganti capeggiati dal Romano. Chiesa di Santa Lucia Risalente al XVII in stile neoclassico e con un´elegante facciata, è ubicata nel centro del paese. Oggetto di vari restauri, fu ampliata nel 1700 assumendo la forma a croce latina. La Chiesa di Santa Lucia è dedicata al culto della Santa Siracusana. La sua costruzione fu terminata nel 1856. Palazzo Ducale Il sontuoso palazzo Laviano fu costruito nella seconda metà del 1700, al centro del paese. Ha l´aspetto di un fortilizio austero e severo. Il piano terra è composto da 15 stanze più l´atrio; il primo piano ha 20 stanze più terrazzo e scalinata. Grotta del Presbiterio Situata nel podere Padreterno, tra la grotta dell´Annunziata e la masseria Sant´Angelo, è una costruzione megalitica formata da blocchi di pietra sovrapposti che sostengono la copertura costituita da larghi lastroni, per cui può essere classificata come monumento messapico. Grotta dell´Annunziata Cripta sotterrenea del VI secolo, ubicata a circa un km da Erchie, nella masseria Sant´Angelo. E´ un antico tempio consacrato a San Michele Arcangelo, rifugio dei monaci Basiliani Indicatori La Biblioteca Civica e l’Archivio Storico di Erchie, sono due servizi che condividono la vocazione ad essere punti di riferimento per la vita culturale cittadina, offrendo un servizio attivo, efficiente e in costante crescita qualitativa, cui si affianca la progettazione e realizzazione di eventi culturali. COMUNE DI GALATINA– contesto territoriale GALATINA si trova a sud di Lecce, il suo territorio, a circa 78 m. sul livello del mare, si estende per 8193 ettari e comprende le frazioni di Noha , Collemeto e Santa Barbara , tre localita’ importanti per la produzione agricola. Centro di circa 29.000 abitanti, si presenta al visitatore vivace per le sue attività e fiera del suo passato e delle sue bellezze artistiche ed architettoniche. Il primo documento storico che parla di Galatina è un atto notarile del 1178 in cui viene citato il casale Sancti Petri in Galatina. La tradizione vuole infatti che l´apostolo S. Pietro si fermasse in questo luogo nel suo viaggio da Antiochia a Roma. Solo dopo l´Unità d´Italia la città riprese il suo nome originario di Galatina. Nel medioevo faceva parte della contea di Soleto con Ugo e Raimondo del Balzo. Da questi passò al nipote Nicolò Orsini e quindi al suo secondogenito Raimondello. Questo magnifico principe vi fece costruire nel 1391 la Chiesa di Santa Caterina d´Alessandria quale ex voto per essere tornato vittorioso dalla Terrasanta con una reliquia della Santa. Anche il figlio di Raimondello, Giovanni Antonio Orsini Del Balzo, sepolto col padre nell´abside della chiesa, ingrandì e completò l´opera con l´annesso convento ed un ospedale dotandoli di cospicue rendite fondiarie. Il feudo di Aradeo prima e poi quelli di Bagnolo, Torrepaduli e Collemeto erano sotto la giurisdizione del Convento di Santa Caterina tanto che fu necessario nominare un amministratore. Venne fin d´allora fissato il mercato settimanale al giovedì, e la grande fiera di bestiame di S. Caterina al cadere del 25 novembre di ogni anno. Entrambi si svolgevano nel Largo Fontana, attuale Piazza Alighieri, attirando visitatori e mercanti di bestiame da ogni parte del Meridione. Qui i forestieri, nelle notti precedenti il mercato, potevano riposare e dissetare i loro animali, fruire di essenziali servizi tra cui la fontana: un grande pozzo d´acqua sorgiva scavato al centro dello spazio. L´ospedale, i servizi civici, la chiesa di Santa Caterina, il mercato del giovedì e altre attività commerciali permetteranno a San Pietro in Galatina di ingrandirsi velocemente. Tra il 1459 e il 1463, Galatina ha circa 2.900 abitanti contro i circa 1.100 di Soleto Alla morte del principe Giovanni Antonio Orsini Del Balzo la città si era così ingrandita da essere elevata a ducato nel 1485 quando fu data dal re di Napoli Ferrante d´Aragona a Giovanni Castriota Scanderbeg per i servizi resi nella lotta di successione agli Angioini. Giovanni, figlio di Giorgio Castriota Scanderbeg, e suo figlio Ferrante furono il primo e secondo duca di Galatina. Sotto i Castriota si ebbe una fioritura culturale ed oltre al sorgere di una corte, videro i natali anche il "canzoniere" di Vernaleone, il cui figlio fu amico di Tommaso Campanella, il mistico Pietro Galatino, i filosofi Marcantonio Zimara, Francesco Cavoti, gli scultori Nicola Ferrando e Nuzzo Barba e il misterioso pittore Lavinio Zoppo. L´unica figlia legittima del Duca Ferrante, Irene, nata da Andreana Acquaviva d´Aragona dei Duchi di Nardò, portò il ducato di Galatina e la contea di Soleto nella famiglia Sanseverino dopo il suo matrimonio con il principe Pietro Antonio Sanseverino (1539) appartenente ad una nobile famiglia napoletana. Nel 1693 Galatina e Noha furono cedute alla famiglia Spinola. Ultimi feudatari di Galatina i nobili milanesi Gallarati Scotti fino al 1806 anno in cui fu soppressa la feudalità. Il 20 luglio 1793 Galatina, con decreto di Ferdinando IV, fu dichiarata città. Contribuirono alla diffusione della cultura, nell´Ottocento, alcuni istituti religiosi come i tre conventi di monaci, gli Olivetani Benedettini (gestori dell´Ospedale detti "Bianchini" per via dell´abito bianco), i Cappuccini ed i Padri delle Scuole Pie (Scolopi). Per le ragazze c´era l´Educandato civile, le Scuole Normali, l´Orfanotrofio e infine l´Educandato presso il monastero di Santa Chiara. Verso la fine dell´Ottocento vi era a Galatina un conservatorio e un convitto dal quale uscirono i cittadini più illustri. Il convitto, la cui sede fu l´ex-convento delle Grazie,fu fondato nel 1854 dai Padri Scolopi con una duplice funzione, quella di convitto per studenti interni e quella di scuola per gli esterni. Oltre alle Scuole Superiori Galatina deve la sua crescita demografica ed economica alla presenza di un grande ed efficiente Ospedale. Il primo fu fatto costruire da Raimondello Osini vicino alla chiesa di Santa Caterina (attualmente sede del Municipio), gestito dai frati francescani. Dopo la sua morte, fu ampliato e potenziato dalla moglie e regina Maria d´Enghien così da diventare punto di riferimento per tutto il Salento. Nel 1499, l´amministrazione passò ai padri Olivetani, chiamati dagli Aragonesi che avevano sostituito gli Orsini. Nel 1848 fu istituito in via P. Siciliani l´Ospedale Civile che prese prima il nome di Ospedale del Carmine in quanto la sede era quella dell´antico convento dei Carmelitani e poi chiamato nel 1925 "Antonio Vallone". Il 21 aprile del 1921 alle ore 20, a Galatina, fu inaugurata la prima centrale elettrica galatinese realizzata grazie all´impegno del deputato e ingegnere galatinese Antonio Vallone, del prof. Pietro Stefanelli e di Pantaleo Duma, progettista dell´impianto. Il 29 marzo 1930 viene inaugurato il maestoso Teatro Tartaro con la rappresentazione di un´opera lirica. Diventerà poi cinema e verrà chiuso nel 1984 per riaprire a nuova vita il 13 ottobre 2007, come Galleria Commerciale con all´interno sala cinematografica. Il 6 febbraio del 1947 venne inaugurata la sala da ballo del Cavallino Bianco (che all´epoca era una cantina) mentre il teatro fu inaugurato il 3 febbraio del 1949 con il Rigoletto. Chiuso nel 2001, è stato acquistato dall´Amministrazione comunale e riaperto nel 2008 dopo la bonifica dall´eternit ed il suo ripristino a fini culturali. Nel 1949 l´idea di una Mostra Mercato rilancia lo sviluppo economico della città e dal 1984 La Fiera Nazionale di Galatina ha una sua area espositiva permanente. Nel territorio di Galatina è ubicata dal novembre 1957 anche la scuola di volo basico per i piloti dell´Aeronautica Militare Italiana presso l´Aeroporto di Lecce-Galatina "Fortunato Cesari". L´aeroporto di Lecce-Galatina è un aeroporto militare situato a 10 km dalla città di Galatina; è aperto solo al traffico militare ed ospita il 61º Stormo e il 10º Reparto Manutenzione Velivoli dell´Aeronautica Militare Italiana. Nel 1966 nacque l´Ospedale Santa Caterina Novella (fu chiamato così per ricordare l´antico ospedale del XIV secolo). La sua struttura imponente, che domina la collina dell´antico rione san Sebastiano ha oggi triplicato la sua superficie iniziale di circa 3000 metri quadrati Il centro storico di Galatina annovera molteplici monumenti civili e religiosi tra cui: La basilica di Santa Caterina, monumento nazionale, i cui interni completamente affrescati da Francesco d´Arezzo nel 1435 la rendono un´ambita meta turistica. Nell´abside il mausoleo di Giovanni Antonio Orsini Del Balzo figlio di Raimondello e Maria d´Enghien. È uno dei pochi esempi di architettura gotica del Salento. Ha cinque navate e la facciata è tricuspidale, in stile romanico pugliese, con un ampio rosone in pietra e portali finemente scolpiti. L´interno maestoso nelle proporzioni è tutto una pinacoteca. Pareti, pilastri, archivolti, volte ed affreschi dappertutto. Per la vastità dei cicli pittorici di tali affreschi, la Basilica galatinese è seconda solo alla Basilica di San Francesco d´Assisi. La splendida chiesa è stata dichiarata Basilica Minore Pontificia dal 1992. La barocca chiesa Matrice dedicata a San Pietro e San Paolo costruita ex novo nel 1633, sull´area di un precedente edificio sacro in cui si officiò in rito greco sino ai tempi del papa Sisto IV (1471-1484). Di notevole interesse gli affreschi della volta, gli splendidi altari in marmo policromo, l´antico cappellone del Sacramento, le tele pregiate, le statue. Nel 1663, per volere di Mons. Adarzo de Santander, Vescovo di Otranto, la facciata fu impreziosita con l´aggiunta di tre portali commissionati a Giuseppe Zimbalo o a maestranze vicine al noto scultore leccese. Sotto il vigile magistero del vescovo vennero realizzate anche le nicchie e i santi che in esse si ammirano. Altro elemento distintivo della città, a pochi passi dalla villa, è la piccola chiesa di San Paolo. Secondo la tradizione, dal pozzo interno alla chiesa – attualmente murato per motivi igienici – sgorgava dell´acqua che aveva il potere di guarire quanti venivano morsi da aracnidi come le tarantole (in dialetto, tarante). Secondo la tradizione i tarantati effettuavano un esorcismo musicale a casa; successivamente, tra i ritmi incalzanti delle musiche locali, si recavano presso la cappella per invocare il Santo o ringraziarlo per la grazia ricevuta. Solo dopo aver bevuto l´acqua miracolosa, ed aver vomitato nel pozzo, la grazia si poteva considerare ottenuta e ogni anno, il 28 giugno, tornavano per "rinnovare" la grazia. Da qui l´annuale ricorrenza delle tarantate, viva ancora oggi. Nella villa comunale che sorge nella piazza principale è presente il monumento ai caduti della prima guerra mondiale, una scultura in bronzo ritraente un soldato che imbraccia un fucile vero. In prossimità della villa comunale e di fronte al monumento ai caduti è presente una fontana bronzea nota come Lampada senza luce o La Pupa, opera dello scultore locale Gaetano Martinez (1892-1951), che nel 1936 fu esposta alla Biennale di Venezia. Porta Luce (ricostruita nel 1795), Porta Nuova con alla sommità la statua di S. Pietro, Porta Cappuccini (del 1725 poi rimaneggiata nel 1803). La Chiesa delle Anime del Purgatorio fu terminata nel 1708. La facciata è molto semplice, e l´interno è a forma ottagonale. Chiesa dell´Addolorata. La costruzione di questa chiesa risale al 1710, come si legge anche nella epigrafe incisa sulla facciata in via Pietro Siciliani. La Chiesa del Carmine fu costruita insieme al Convento dei carmelitani, tra il 1670 ed il 1724. Nel 1809 i carmelitani lasciarono il convento che fu utilizzato come sede dell´ospedale civile. Convento dei Frati Minori (costruito assieme alla Basilica di Santa Caterina e poi ingrandito nella seconda metà del seicento). Palazzo Orsini (prima Ospedale ed ora Municipio). Piazzetta Galluccio con Chiesa dei Battenti dedicata alla SS. Trinità, ed il cui nome deriva dagli strumenti con cui i confratelli si flagellavano durante i riti pasquali. Convento delle Clarisse edificato tra il 1605 ed il 1620, con l´annessa chiesa oggi dedicata a S. Luigi. Le suore presero possesso del convento nel 1628. Palazzo Tafuri-Mongiò oggi Congedo fatto costruire nel 1580, come attesta l´iscrizione all´interno del cortile, fu abbellito nel piano superiore negli ultimi decenni del settecento dall´architetto Emanuele Orfano di Alessano. Torre dell´Orologio costruita dopo l´Unità (1861) e dedicata a Vittorio Emanuele Il, re d´Italia (ora sede dell´Ufficio Informazioni Turistiche). Chiesa dell´Immacolata (in Piazza Alighieri), dedicata a S. Maria delle Grazie fu ricostruita ed aperta al culto nel 1738. L´edificio, completato nel 1743, sorse su una preesistente chiesa risalente al 1508. Presso questa chiesa desiderarono essere sepolte Maria Castriota, sorella di Ferdinando, e la duchessa Adriana Acquaviva, moglie dello stesso duca di Galatina. Lo stesso edificio custodisce poi anche le spoglie mortali del principe di Bisignano, Nicolò Berardino Sanseverino. Chiesa Parrocchiale S. Biagio (S. Caterina Novella)in Largo Bianchini. Costruita a partire dal 1507 fuori dalla cinta muraria subì molti rimaneggiamenti fino al 1683 in cui fu costruito il campanile a pianta quadrangolare che si erge affianco alla chiesa. La Fiera Campionaria di giugno, con le sue 58 edizioni, è una vetrina espositiva per il commercio, l´industria e l´artigianato, finalizzata alla valorizzazione dei prodotti locali. La prima Mostra Mercato venne inaugurata il 26 giugno del 1949 dal Prefetto Grimaldi alla presenza del Sindaco di allora, l´On. Luigi Vallone. Nel 1984, lasciata la vecchia sede di Piazza Cesari, la Fiera Nazionale di Galatina si trasferisce nella prestigiosa struttura del Quartiere Fieristico. Nel 1995 la gestione della Campionaria viene affidata all´Ente Autonomo Fiere di Verona. Nello stesso anno, per iniziativa dell´Amministrazione comunale, viene istituito l´Ente "Fiera di Galatina e del Salento" con la partecipazione dell´Amministrazione Provinciale e della Camera di Commercio. Sempre presso il Quartiere Fieristico di Galatina si svolgono importantissime manifestazioni in tema di matrimoni e abiti da sposa di alta moda. Nel 2007 sempre presso la Fiera si è tenuta una delle più significative tappe del Motor-Show del Salento che ha visto la partecipazione di numerosi piloti nazionali e internazionali che ha avuto un enorme successo per il pubblico numerosissimo accorso e per lo spettacolo offerto dalle auto-sportive in gara. Indicatori L’iscrizione al prestito informatizzato in Biblio-Mediateca è iniziata nel mese di Dicembre 2003. Per quanto riguarda il dato relativo agli iscritti al prestito al 31.12.2005 è stato di n. 2101. Quello relativo ai prestiti effettuati nel corso degli anni 2004 e 2005 è più che significativo. I prestiti registrati nel 2004 sono stati n. 3855; quelli registrati nel 2005 sono stati 4183 (3463 per materiali multimediali + 720 per opere bibliografiche). Degli iscritti al prestito il 21,95% afferisce utenti residenti in altri Comuni, più o meno distanti dal territorio comunale di Galatina Anche le presenze si sono più che triplicate, per l’apertura sul finire dell’anno 2003 della Sala Multimedia di Mediateca, con un incremento esponenziale. Al 31.12.2004 le presenze registrate sono state n. 18.079. Attualmente, al 30 settembre 2006, le presenze registrate sono state n. 28.825. Per tutti gli Enti in coprogettazione Particolarmente importante è mantenere e consolidare i risultati fin qui raggiunti. La presenza dei volontari contribuirà a garantire un’erogazione dei servizi idonea alle esigenze dell’utenza e a trovare soluzioni sempre nuove al mutare delle esigenze e delle necessità dell’utenza fermo restando il fine principale: diffondere il più possibile il piacere della lettura e costituire una valida risorsa informativa per i cittadini. - per quel che riguarda le attività più strettamente legate alla gestione della biblioteca, una miglior organizzazione dell´attività ordinaria, l´offerta di un servizio accurato agli utenti grazie all´attenzione specifica alle loro richieste, la possibilità di svolgere al meglio le attività di promozione della lettura di cui sopra. - Per le attività culturali, una promozione più capillare delle attività proposte oltre alla possibilità di incrementare l´offerta sulla base delle richieste dei cittadini. 7) Obiettivi del progetto: OBIETTIVI generali per tutti gli Enti in coprogettazione Gli obiettivi del seguente progetto sono stati così sintetizzati. Ad ognuno di essi sono stati associati indicatori specifici che verificheranno il raggiungimento degli obiettivi. OBIETTIVI INDICATORI Aumento utenza biblioteca Aumento percentuale numero utenti Promozione alla lettura dei più giovani Incremento percentuale dei prestiti agli utenti di età 1-13 anni Favorire l’utilizzo autonomo della biblioteca da parte degli utenti Predisposizione di materiale informativo e di una segnaletica scritta in modo “amichevole” Incremento patrimonio librario Acquisto annuale di 250 volumi ogni 1000 abitanti (come da standard internazionale IFLA) Fornire assistenza professionalmente qualificata e specializzata rispetto alle diverse tipologie di utenti e servizi Presenza costante di un operatore Focalizzare i progetti su specifiche fasce di utenza Definizione periodica di progetti specifici Promuovere occasioni di incontro e stimolo culturale per la comunità di riferimento Numero di eventi culturali organizzati (mostre, concerti, conferenze, laboratori…) Per ogni singola sede di attuazione di progetto sono stati poi individuati: Comune di Erchie Obiettivo generale del progetto è quello di consolidare il panorama culturale murese realizzando nuove iniziative all’interno della Biblioteca Civica e in collaborazione con l’Archivio Storico. Il progetto si sviluppa su due diversi fronti che richiedono abilità e competenze diverse. In particolare ai volontari, coadiuvati dal personale di ruolo, si richiederà di collaborare affinché si possa: • Favorire l´accesso al servizio e fornire l´informazione al corretto utilizzo. • Fornire agli utenti un servizio valido e continuativo di accostamento alla lettura. • Verificare e valutare i servizi attuali. • Proporre e attuare nuove attività di promozione. • Incrementare l´attenzione per i giovani utenti. • Consolidare il rapporto con le diverse scuole del territorio. • Studiare e realizzare un´offerta formativa per le scuole. • Salvaguardare e conservare i documenti di storia locale e favorire il loro accesso e utilizzo. • Consolidare il rapporto con gli utenti e studiare politiche che avvicinino anche utenti "potenziali". • Mantenere il patrimonio librario aggiornato e facilmente fruibile per gli utenti. • Consolidare e creare legami sempre più stretti con la realtà sociale, produttiva e culturale del paese. • Rilanciare e riorganizzare in maniera più proficua servizi già offerti dalla biblioteca. • Collaborare al raggiungimento degli indirizzi che annualmente verranno individuati dalla biblioteca e dall´amministrazione. • Rilanciare sezioni speciali del patrimonio favorendo il loro utilizzo. • Organizzare attività mirate a target specifici. • Favorire la conoscenza della realtà locale e delle nuove esigenze emergenti. • Collaborare alle attività di routine e di gestione della biblioteca (prestito, consultazione, interprestito, avvisi telefonici agli utenti, solleciti). • Gestire le donazioni librarie e i materiali "diversi". • Assicurare la reperibilità delle pubblicazioni collocate in sala attraverso la cura del riordino dei documenti movimentati e il controllo periodico del corretto ordinamento a scaffale. Obiettivi specifici: • implementare i risultati gestionali della Biblioteca; • aggiornamento continuo del sito internet della biblioteca; • redazione di bibliografie e schede di lettura sia per glia adulti che per i ragazzi; • fornire assistenza opportuna e puntale durante le navigazioni in internet e agevolare la consultazione del materiale digitalizzato presente nell’Archivio storico - Destinare alla biblioteca e archivio storico un autonomo sito internet. • collaborazione con l’Archivio Storico nella programmazione ed organizzazione di attività, volte soprattutto a percorsi didattici comuni e al trattamento del materiale antico. Nella tabella che segue tali obiettivi vengono declinati in relazione agli indicatori precedentemente descritti Comune di Manduria Obiettivi generali: • creazione e gestione di uno spazio informativo e conoscitivo rivolto ad operatori, volontari, studenti e cittadini; • fungere da punto di stimolo alla riflessione sulle questioni di interesse specifico su cui la biblioteca interviene; • spazio di elaborazione e ricerca sugli argomenti di specializzazione; Obiettivi specifici di sede di attuazione • incremento del patrimonio librario e documentale di interesse specifico; • promuovere iniziative di presentazione sulle novità editoriali; • elaborazione di ricerche e analisi specifiche sui settori di intervento; • promozione di dibattiti e tavole rotonde sui settori di intervento; • incremento degli standard di produttività relativi al prestito a domicilio;• • ottimizzazione dell´utilizzo del prestito interbibliotecario; • servizio di "reference" e ricerca bibliografica; • promuovere la biblioteca ed i suoi servizi verso l´utenza potenziale; • creazione di connessioni informative su iniziative formative e con agenzie istituzionali e non In sostanza, ciò che si vuole realizzare attraverso il progetto è un´ottimizzazione sia della gestione delle raccolte librarie e documentarie che della gestione dei servizi al pubblico, al fine di favorire la fruizione del materiale librario e documentario da parte, non solo dell´utenza "reale" delle biblioteche, ma conquistando anche quella parte di utenza potenziale attraverso attività di promozione e rendendo la biblioteca, di territorio e specialistica, un luogo più "amichevole". I risultati raggiunti verranno monitorati attraverso indicatori elencati di seguito: • nuove accessioni • volumi patrimonio librario • ore settimanali di apertura della biblioteca e archivio • iniziative culturali • partecipanti alle iniziative culturali • corsi organizzati dalla biblioteca • partecipanti a corsi Comune di Avetrana Obiettivi generali Il target di riferimento per gli obiettivi generali sotto elencati è costituito dai minori residenti nel comune di età compresa tra 6 -13 anni: *avvicinamento al libro e alla lettura come importanti strumenti di sviluppo e crescita personale; *prosecuzione dell´ampliamento e diffusione dell´offerta dei servizi proposti dalla biblioteca. Si ribadisce che questo progetto si configura come prosecuzione di un più ampio progetto pluriennale che dovrebbe trovare nella sua continuità temporale una sua arma vincente. Ovviamente i progetti che seguiranno il presente nei prossimi anni adegueranno i loro obiettivi e le metodologie per perseguire gli stessi alla nuova realtà che il presente progetto verrà a creare. Obiettivi specifici di sede di attuazione * aumentare l´utenza reale nella fascia d´età 6 -13 anni fino al 45% dell´utenza potenziale; * incrementare i prestiti dei volumi dei ragazzi del 10% rispetto al dato attuale derivante sia dai nuovi iscritti al prestito, sia dal maggior numero di libri presi dagli utenti già iscritti; * attuare degli interventi che favoriscano la pubblica lettura e l´avvicinamento al libro come strumento base per la crescita personale culturale e lo sviluppo dei minori; * favorire l´utilizzo autonomo della biblioteca e l´accesso all´informazione da parte di bambini e ragazzi (e degli adulti di riferimento) predisponendo, con interventi mirati per fascia d´età, idoneo materiale informativo per i bambini e ragazzi; * valorizzare il patrimonio della sezione ragazzi, anche tramite il suo svecchiamento; * coinvolgere insegnanti, educatori, genitori nelle varie attività; Obiettivi specifici relativi al ritorno formativo del volontario: * apprendimento dei principi base di biblioteconomia; * acquisizione dell´abilità di conduzione e gestione del reference (capacità di interagire con l´utente per definirne i relativi bisogni); * apprendimento delle modalità di conduzione di una ricerca bibliografica e del corretto utilizzo dei diversi strumenti a disposizione; * conoscenza dei principali software di gestione del servizio e delle modalità di interrogazione dei principali; * conoscenza delle principali case editrici e collane specializzate nelle pubblicazioni per ragazzi; * sviluppo della capacità di organizzare e gestire gli spazi ed il patrimonio della biblioteca ragazzi; * sviluppo della capacità di interagire con le istituzioni e le agenzie che si occupano di formazione nonché con le famiglie per progettare e promuovere iniziative comuni; * sviluppo della capacità di attuare ed gestire le iniziative elaborate di cui al punto precedente Comune di Galatina Obiettivi generali Nostro obiettivo primario sarà favorire l´informazione e la promozione dei servizi e degli eventi, al volontario sarà richiesto quindi : per il servizio Biblioteca di: • Segnalare i servizi offerti e le modalità di utilizzo • Realizzare fogli di informazione con la presentazione dei quotidiani e delle riviste disponibili • Predisporre mensilmente elenco aggiornato dei nuovi volumi acquisiti • Organizzare serate di lettura e incontri con l’autore rivolti agli adulti • Fornire agli utenti bibliografie su tematiche specifiche • Migliorare le modalità delle visite guidate alla biblioteca • Consolidare il rapporto tra utenti e studiare nuove strategie di approccio alla biblioteca • Proporre momenti di animazione e lettura per bambini • Collaborare al raggiungimento degli obiettivi che sono individuati annualmente dalla biblioteca e dall’amministrazione comunale • Collaborare con le quotidiane attività di gestione dei servizi della biblioteca ( prestito, consultazione, interprestito, solleciti) per il Settore Culturale di: • Predisporre calendario mensile delle iniziative culturali a livello locale • Predisporre calendario iniziative di particolare importanza sovra-comunale • Coordinare l’organizzazione delle visite a mostre ed esposizioni • Curare i rapporti di collaborazione con le Associazioni locali e di informazione delle iniziative che le stesse svolgono sul territorio • Promuovere Corsi di base per adulti in particolare informatica , inglese, spagnolo, Obiettivi specifici di sede di attuazione Si intenderanno raggiunti gli obiettivi se sarà rilevato: a. un miglioramento dell´informazione nel rapporto servizio-utenti b. un aumento del 3,5% dei prestiti c. la realizzazione di almeno una visita guidata alla biblioteca per tutte le classi per la scuola materna ed elementare d. l´apertura della biblioteca in almeno 5 giornate festive l´anno e. la realizzazione di n. 4 brevi opuscoli con proposte bibliografiche f. l´approccio alla biblioteca e l´iscrizione al prestito di almeno il 35% dei ragazzi extracomunitari frequentanti la scuola dell´obbligo g. avvio delle operazioni di scarto h. il ripristino funzionale della biblioteca e dell’archivio storico dopo il trasloco 8) Descrizione del progetto e tipologia dell’intervento che definisca dal punto di vista sia qualitativo che quantitativo le modalità di impiego delle risorse umane con particolare riferimento al ruolo dei volontari in servizio civile: 8.1 Piani di attuazione previsti per il raggiungimento degli obiettivi La Biblioteca offre un servizio attivo, efficiente e in costante crescita qualitativa, cui si affianca la progettazione e realizzazione di eventi culturali. Il programma annuale degli incontri culturali e di promozione della lettura, sia quelli rivolti agli adulti sia quelli rivolti ai ragazzi, è senz’altro valido, anche se a volte di difficile attuazione con il solo personale a disposizione. I volontari, quindi, saranno fondamentali per un duraturo proseguimento delle attività presentate dalla Biblioteca e per la possibilità di intraprendere nuove collaborazioni e dare maggiori opportunità agli utenti. . Il progetto si svolgerà secondo il seguente piano di attuazione: • Fase 1 - Formazione e conoscenza del contesto: • Fase 2 – Affiancamento • Fase 3 – Piena operatività e dose di autonomia • Fase 4 – Verifica del progetto . 8.2 Complesso delle attività previste per la realizzazione dei piani di attuazione. Complesso delle attività da svolgere secondo il sopraccitato piano di attuazione: • Fase 1 - Formazione e conoscenza del contesto: I volontari, dopo una formazione generale ed una specifica organizzata dall’Ente, saranno accompagnati dagli operatori nella conoscenza della struttura della Biblioteca e dell’Archivio e di tutte le offerte e le possibilità che la struttura contiene. • Fase 2 – Affiancamento I volontari saranno affiancati dagli operatori per un graduale inserimento nei lavori della Biblioteca e dell’Archivio. Nello specifico si occuperanno di: - Procedure di gestione ordinaria della biblioteca: • Controllo e ricollocazione a scaffale dei libri restituiti; • Controllo inventariale; • Manutenzione dei cataloghi (ordinamento ed inserimento schede catalografiche); - Servizio di prestito, con l’utilizzo del software specifico, in front office - Servizio di reference “liberale”, in grado di seguire più da vicino soprattutto le classi “deboli” di utenti: ragazzi, anziani e chi entra in biblioteca per la prima volta: • informazioni sulle raccolte e sui servizi della biblioteca; • risposta a domande di orientamento, per rendere sempre più accessibili le risorse bibliografiche possedute dalla biblioteca sui vari supporti (cartaceo, on line e banche dati su cd rom); • risposta a domande di localizzazione, di autore/titolo, etc., di pronta risposta; • guida e orientamento alla ricerca: per domande complesse, per ricerche tematiche o a soggetto; • brevi bibliografie su argomenti specifici; • localizzazione di libri e periodici; • suggerimenti sull´utilizzo dei cataloghi online; • semplici informazioni su fatti e avvenimenti in ogni campo; • istruzione all´uso della biblioteca; • aiuto all’utente nella scelta delle letture; - Gestione delle attività culturali e di promozione della lettura • progettazione di nuove attività ed eventi; • contattare i vari attori coinvolti negli eventi progettati; • preparazione di locandine e depliant pubblicitari • predisposizione di articoli da inviare ai giornali • accoglienza degli ospiti - Fornire assistenza opportuna e puntale durante le navigazioni in internet, anche con l’organizzazione di brevi momenti introduttivi rivolti a coloro che si avvicinano per la prima volta al mondo dei computer - Inoltre, uno dei volontari, per competenze maggiori o per una particolare predisposizione per l’ambito, incomincerà ad addentrarsi in maniera più specifica all’interno dell’Archivio • Fase 3 – Piena operatività e dose di autonomia I volontari potranno affiancare la normale attività (delineata nella Fase 2) con un aspetto più propriamente progettuale. Nello specifico, in collaborazione col personale della biblioteca, si occuperanno di analizzare i dati gestionali della biblioteca per individuare nuove strategie volte al consolidamento dell’utenza e al raggiungimento di nuovi utenti. In particolare: • l’analisi dei dati relativi alla popolazione murese e ai prestiti effettuati dalla biblioteca evidenzia che gli utenti di età superiore ai 65 anni rappresentano il circa il 20% della popolazione murese, ma soltanto il 5% degli utenti della Biblioteca. Per intervenire su tale anomalia sarà opportuno cercare di individuare le cause di tale comportamento e studiare idonee misure al fine di incrementare l’utilizzo della biblioteca da parte degli “over 65”, con un concreto aumento delle percentuali di prestiti da parte di questa fascia d’età; • altra fascia d’età sulla quale si vorrebbe operare è quella che va dai 16 fino ai 30 anni in quanto è in questa fascia d’età che si realizza una progressiva disaffezione dal libro e dalla lettura. I volontari, unitamente al personale della biblioteca, dovranno studiare idonee iniziative per mantenere forti i legami con la lettura, anche quando questi rapporti tendano ad allentarsi una volta concluso il ciclo di studi ed iniziata l’attività lavorativa; Il volontario che si occupa della collaborazione con l’Archivio sarà impegnato nelle seguenti attività: • attività di schedatura di materiale documentario e predisposizione di strumenti di corredo (indici, rubriche, banche dati) che possano agevolare le ricerche documentarie • attività di tutela: individuazione del materiale ancora da condizionare correttamente (pergamene, sigilli, disegni); isolamento di documenti con tracce evidenti di muffe attive e segnalazione per eventuale restauro; realizzazione di camice, scatole, cartelline su misura; condizionamento del materiale • attività di promozione e valorizzazione: allestimento esposizioni temporanee di materiale; fotoriproduzione digitale di documenti che serviranno da fac-simili nel corso delle attività didattiche; stesura di articoli relativi alla storia murese da pubblicare sui giornali locali • Fase 4 – Verifica del progetto Periodicamente (ogni 3 mesi) si procederà ad una verifica degli obiettivi fissati e dei risultati effettivamente raggiunti, in modo tale da apportare le dovute correzioni al progetto come sopra delineato. Tale verifica avverrà tramite un colloquio che coinvolgerà non solo i volontari ed il tutor, ma tutti gli operatori coinvolti (sia della biblioteca che dell’archivio) in un confronto volto ad evidenziare qualunque tipo di problematica possa emergere Nell’arco dell’ultimo mese si procederà a raccogliere quanto emerso nei periodici momenti di incontro e monitoraggio con gli OLP e con i tutor, a fare una valutazione complessiva sul funzionamento del progetto (anche attraverso l’utilizzo di questionari): rispetto agli obiettivi che erano stati prefissati, rispetto al rapporto con gli utenti, rispetto al rapporto con il territorio, rispetto all’organizzazione in cui il volontario era inserito ed il progetto realizzato, per procedere, dopo l’analisi del progetto, ad eventuali riformulazioni di obiettivi da considerare in fase di riprogettazione. 8.4 Ruolo ed attività previste per i volontari nell’ambito del progetto. Il ruolo che dovranno svolgere i volontari è sotto segnato negli obiettivi progettuali sia generali che specifici e quindi ricapitolando quanto esposto nel punto 7) degli obiettivi abbiamo: Obiettivo generale del progetto è quello di consolidare il panorama culturale murese realizzando nuove iniziative all’interno della Biblioteca Civica e in collaborazione con l’Archivio Storico. Obiettivi specifici: • implementare i risultati gestionali della Biblioteca; • aggiornamento continuo del sito internet della biblioteca; • redazione di bibliografie e schede di lettura sia per glia adulti che per i ragazzi; • fornire assistenza opportuna e puntale durante le navigazioni in internet e agevolare la consultazione del materiale digitalizzato presente nell’Archivio storico - Destinare alla biblioteca e archivio storico un autonomo sito internet, dove mancante. • collaborazione con l’Archivio Storico nella programmazione ed organizzazione di attività, volte soprattutto a percorsi didattici comuni e al trattamento del materiale antico. 9) Numero dei volontari da impiegare nel progetto: 10) Numero posti con vitto e alloggio: 11) Numero posti senza vitto e alloggio: 12) Numero posti con solo vitto: 13) Numero ore di servizio settimanali dei volontari, ovvero monte ore annuo: 14) Giorni di servizio a settimana dei volontari (minimo 5, massimo 6) : 15) Eventuali particolari obblighi dei volontari durante il periodo di servizio: Disponibilità ad un orario flessibile, in modo da presenziare in occasione dello svolgimento delle attività organizzate, anche se esse si realizzassero di sera o di giorno festivo (circa una volta al mese) 16) Eventuali requisiti richiesti ai canditati per la partecipazione al progetto oltre quelli richiesti dalla legge 6 marzo 2001, n. 64: • Diploma di scuola media superiore (sarà fattore preferenziale essere iscritti a facoltà umanistiche o a scienze dell´educazione); • Buona predisposizione al contatto con il pubblico; • Interesse verso il libro e la lettura come strumento di arricchimento personale; • Interesse verso esperienze in campo animativo ( sarà fattore preferenziale avere già avuto esperienza in questo campo); • Possesso di patente B; • Conoscenza di base del sistema operativo Windows e del pacchetto Office. . Data 21 ottobre 2008 Il Progettista Natalino CONGEDO Il Responsabile legale dell’ente Avv. Mario DE MARCO

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